Kiave @ Zoobar

Concerto + Dj SetVenerdì Novembre 22
Kiave


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Zoo Bar
via Bencivenga 1, 00153 - Roma
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7€



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Kiave di volta. Kiave di svolta. Kiave, stavolta. Che l’ultimo fu Mecna ed un concerto iniziato troppo presto per dei ritardatari come noi. Pur vero che iniziare un concerto esattamente all’orario prestabilito, di Sabato sera, fa strano. Fosse per me lo farei sempre, ma Roma ed i suoi organizzatori ci hanno abituato male. Fatto sta che Mecna me lo son perso e vorrei evitare di fare lo stesso questo Venerdì.

Siamo davanti ad un’altra colonna portante della scena hip hop italiana, componente di quella crew che da qualche anno ha cambiato il modo di fare e di far ascoltare un certo genere di musica. I testi sono pieni, a volte quasi scoppiano per quanta roba ci mette dentro. E non si parla delle solite cose, come si capisce dalle mirate frecciatine che vengono lanciate ad un altro tipo di testi, quelli “donne-soldi-successo”.
Kiave sta sul pezzo, inteso proprio come traccia: mai una sbavatura, basi da far invidia ai migliori ed ingiustamente blasonati producer, ritmiche al limite della maniacalità. Un vero artista o, come avevo già etichettato Mecna, un cantautore vero e proprio (non a caso, una delle migliori tracce del suo ultimo lavoro è quella con Brunori Sas, “Identità”).

“Io che col tempo evito il tradimento
se per un’ora d’amore segue un anno
per l’esaurimento, pronto al peggio
tipo vecchia 500 sulla Salerno-Reggio
la musica è strana, l’amore non paga
perciò do sempre soldi ai musicisti di strada.”

Kiave, come gli altri della crew, non è per tutti. Dovrebbe esserlo, ma finché la fascia d’età che va dai 13 ai 17 anni (se tutto va bene) continuerà ad ascoltare gente che si trucca davanti allo specchio mentre frigna sulla musica commerciale, o altri tizi che con i tatuaggi e due rime scritte da sedici scimmie ubriache vengono elevati a “rappresentanti del rap italiano all’estero”, ci sarà poco spazio per loro. Ecco, ho perso dieci minuti per trovare un estratto di qualcuno di questi, ma sono talmente ridicole che rovinerei questo pezzo e già ci metto del mio senza l’aiuto di ‘sta gente.
Sia inteso, lo spazio si conquista, col tempo e con la pazienza. Guardate Neil Armstrong.
Ma è pur vero che mentre da una parte abbiamo un’opulenza di gentaglia che blatera in un microfono, dall’altra c’è una ristrettezza di artisti che meriterebbero di calcare, che dico, marciare sui palchi dell’Italia tutta.

Il problema è che dovrebbe esserci un crollo della Fedez in questo Mondo Marcio, dove tutti sono peggio dell’arbitro Moreno e rischiano di mandare tutto in Vacca. Speriamo finisca, prima o poi, ‘sto Tormento.

 

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