Bud Spencer Blues Explosion – Un Duo – Parte I

Per me intervistare i Bud Spencer Blues Explosion è sempre un’emozione. Che detto così pare che l’abbia seguiti ed intervistati mille volte in mille posti.
No. Questa è la seconda. Ma come sempre, con le cose a cui tengo, è una botta forte.
Due anni fa, sempre in questi giorni (21 Aprile, all’Orion), ebbi la fortuna di passare del tempo a chiacchierare con loro per un po’ prima dell’ennesimo, strepitoso live. Ne uscì fuori una bella cosa, che mi rimarrà addosso per sempre.

Questo giro siam costretti a sentirci al telefono con Adriano: tempi stretti, uno spazio rimediato al volo ma soprattutto raggiungere un qualunque posto in bici partendo partendo da Massimina in un’ora è come pretendere che domani si presentino vestiti da cantanti yodel, Adriano all’arpa e Cesare alle nacchere.
Weird.

Corro a casa di amici per metterci di meno e faccio squillare il telefono mentre faccio gli ultimi gradini dei tre piani. Adriano risponde, e mi presento col fiatone scusandomi tantissimo per i tre -quasi quattro- minuti di ritardo rispetto all’appuntamento. Si ricorda di me, io sono contentissimo mentre nella sua voce percepisco il terrore di chi sì, ti ha riconosciuto, ma come stalker.
Iniziamo.

J – Adriano, intanto complimenti per il tuo primo album solista, Goldfoil, davvero un album eccezionale. E proprio rimanendo in tema col tuo esordio, quanto ha influenzato te, e di conseguenza Cesare, nella realizzazione del vostro nuovo album?
A – Grazie per i complimenti! Beh, Goldfoil è stato fondamentale per la realizzazione del nuovo album, perché contrasta molto con quello che abbiamo fatto fino ad ora. Se il mio album ha toni morbidi, quello dei Bud è tosto come i precedenti ma allo stesso tempo diverso, anche per come è stato realizzato. Per la prima volta abbiamo lavorato in uno studio nostro, con un produttore costantemente a fianco che ci ha aiutato e consigliato, ma soprattutto io e Cesare abbiamo scoperto un nuovo suono comune. Ci ha aiutato molto a scoprire una sintonia nuova che in altri casi non avremmo scoperto.

J – Che tipo di concept avete voluto impostare per la nuova uscita?
A – Volevamo cambiare, fare le cose al meglio delle nostre possibilità. Sarà un album diverso, con suoni più curati, brani che se prima erano di pancia, ora abbiamo cercato di equilibrarli anche con la testa, cercando di tirar fuori brani più ragionati. E soprattutto abbiamo lavorato insieme sui nostri difetti, faccia a faccia.

J – Domani (stasera, per chi legge) suonerete di nuovo al Circolo degli Artisti, dove due anni fa avete registrato quella bomba a mano (non ho detto proprio così, ndJ) di “Fuoco Lento”, che poi vi ha un po’ fatto conoscere. Che effetto vi fa esibirvi di nuovo qui?
A – Personalmente, suonare al Circolo, ma in generale a Roma, mi rende più nervoso che suonare in altri posti, dove comunque l’adrenalina è altissima. Ma a Roma conosci i posti, i visi, e sai che il pubblico è più esigente perché abituato a sentire un po’ di tutto ed ha più scelta, quindi più metri di giudizio.

J – Questi due anni, che sono tornati spesso nell’intervista, cos’hanno portato ai Bud? Che cosa è cambiato?
A – Beh sicuramente siamo cresciuti. Anche se due anni sembrano pochi, capisci che non hai più vent’anni. Quindi cambiano i tuoi punti di vista su determinati aspetti della vita, e questo di conseguenza influisce sulla musica che fai. Cambi concezione sui rapporti, ed aumenta la volontà di coltivare alcune cose come di abbandonarne altre. Sei più selettivo.

J – Grazie mille Adriano, ci vediamo domani sera. Tanto mi trovi sotto palco a strillare come un matto.
A – [ride] Grande, a domani e grazie a te!!

Ecco, due cose mi vengono in mente a fine intervista:

- primo, è che capisco di non saperle fare, le interviste. Troppo cuore e poca professionalità, che manco una domanda di chiusura decente ho saputo fare;
- la seconda, è che come l’altra volta mi colpisce la disponibilità, di Adriano e comunque anche di Cesare, lo ben so anche se assente. Boh, io mi immagino -ed ho visto con i miei occhi- la gente famosa tirarsela, snobbare o rispondere perché costretta dal suo ruolo. I Bud invece mi sorprendono di nuovo, perché sono bravi da potersela tirare assai, ma alla fine non sarebbero loro. E cioè due ragazzi incredibili che ti fanno letteralmente volare.

[ci leggiamo domani -forse stanotte ma potrei ancora essere al Circolo a saltare come un matto- per le impressioni sulla serata]

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By martinadabbondanza in Interviste



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