Bud Spencer Blues Explosion – Un Duo – Parte II

I Bud.
A Roma.
Al Circolo, dove due anni fa registrarono uno dei migliori album live mai ascoltati. Da farci le righe sotto come ai vinili, per quanto l’ho ascoltato.

Arrivo per primo rispetto a tutti i miei amici. Per un attimo l’accredito non si trova, e già mi vedo a soffocare Luca nel sonno. No, l’accredito c’è. Prendo un biglietto in più rispetto agli altri sei già comprati per i miei amici. C’è già aria di grandi eventi, sono le 21.30 e il posto si riempie.

Dopo una birra ed un po’di giardino in solitudine, cominciano ad arrivare tutti. Mi perdo però Dola J. Chaplin, ma essendo un amico di Le Cool so che non se la prenderà. Entriamo che lo stanzone è già pieno a metà, luci blu ed assalto al bar. Io assalto al bagno, che preferirei farmela sotto piuttosto che perdermi anche un solo secondo di show. Che show non è, a detta dello slogan del tour dei Bud.
“This is not a show”, visto che le intenzioni sono quelle di suonare un po’ del disco nuovo ancora inedito (uscirà intorno a Giugno).
Effettivamente, non è uno show.

È molto di più, e molto meglio.

Non mi aspettavo un inizio che non fosse con una nuova traccia, magari il loro nuovo singolo Duel, uscito con un video fantastico diretto da Alex infascelli. Mi aspetto il nuovo, e invece dopo una delle loro intro in cui comincio a decollare, parte Mi Sento Come Se… E volo alto. La scaletta è un turbinio di pezzi vecchi (Giocattoli, una versione totalmente rivista di Esci Piano, quel capolavoro che è Dio Odia I Tristi) ed altre tracce che si sentono essere fresche, nuove, di quella novità che porta cambiamento, maturità.
Si guardano sempre, come sempre. Si sorridono.

Adriano salta, scatta, s’inginocchia, ed ovviamente suona come se ogni volta fosse l’ultima. Che poi tipo lo è, ogni volta. Che alla data dopo c’è sempre un in più, nelle dita di quel ragazzo.

Cesare è la cosa più bella da vedere durante un concerto dei Bud: le sue facce sono strepitose. Sono smorfie di felicità, di bravura. E quelle braccia non riesci a capire dove vanno, cosa fanno.
Sai solo che qualunque cosa stia facendo, la sta facendo bene.

Suonano poco. Cioè, per me se i Bud Spencer Blues Explosion suonano meno di tre ore, è poco.
Non mi rendo conto del tempo che passa, alle ultime due tracce sono aggrappato alla schiena di un tizio davanti a me, sudo e strillo e salto e ringrazio i genitori di quei due ragazzi per averli messi al mondo, ringrazio l’inventore della chitarra e della batteria, insomma ringrazio tutto quello che è successo fino ad oggi, per far sì che si possa godere di un non-show del genere.

Perché io ve lo dico, un live dei Bud vale mille delle parole dei vostri cantautori tristi.
Non potete dire di non sopportare la musica italiana, se esistono questi due mostri.

Dopo l’ultima nota, si spegne tutto fuori, ma dentro sei un fuoco.
E non puoi far altro che aspettare un’altra data.

O stalkerarli fino in capo al mondo.

 

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