Lo chiamavano Jeeg Robot: la recensione (spoiler free)

Continuo a pensare quanto sarebbe dillo dirti semplicemente “lo chiamavano jeeg robot è una bomba, vedilo” e completare così questa recensione. Ma purtroppo non ho i poteri di Kilgrave e quindi il compito si prospetterà un po’ più faticoso.

Non a caso ho citato il cattivo di Jessica Jones, perché il telefilm è girato a New York e ambientato nei nostri giorni, ed io ho sempre invidiato i newyorkesi perché loro quando vedono film come Iron Man, Thor, Spider Man o serie pazzesche come the Avengers, o la sopracitata Jessica, riconoscono dei luoghi quotidiani in cui succede qualcosa di straordinario.
Invece quando li guardiamo noi, che non viviamo lì, abbiamo tutta un’altra percezione,  noi romani (Romano è per me chi vive e ama Roma, non serve nessun’altra qualifica) siamo immersi quotidianamente nelle location del cinema, ma il nostro è tutto un altro tipo di rapporto.
Se dai un’occhiata a l’elenco dei film legati alla nostra città, quasi nessuno ti porta a dire “son felice che qui la realtà si sia mischiata alla fantasia”, qualcuno vedendo “la Grande Bellezza” ha pensato “ma come vorrei stare a questa decadente festa!”?
Perché sono film distaccati da te, ti coinvolgono più su di un piano intellettuale che su di uno emotivo e, soprattutto, non sono film di supereroi.

Finalmente però nella nostra città è arrivato un eroe, un essere straordinario, che ci fa sentire protetti. Ovviamente sembra un criminale perché viviamo a Roma, e funziona tutto al contrario, e soprattutto nella Capitale nessuno sembra riuscire a fare il buono e l’onesto senza fare la fine di tranquillo…

Lo Chiamavano Jeeg Robot, il film di Gabriele Mainetti nelle sale in questi giorni,  è un capolavoro sotto ogni possibile aspetto cinematografico, dalla sceneggiatura, alla regia, e rinsalda quel patto di sospensione dell’incredulità tra spettatore e storia che è alla base del cinema e che diamo spesso per scontato: come il newyorkese che guarda Jessica Jones, noi vediamo Enzo e la nascita dei suoi superpoteri, seguiamo la sua storia e siamo contenti che esista (farei altri esempi ma questa recensione è volutamente spoiler free) e ci dimentichiamo delle telecamere, degli effetti speciali (davvero mai visti di tale fattura per una produzione italiana) e di tutto il resto.

Insomma, per quel che mi riguarda Santamaria è fottuto, ora si chiama Enzo e gli tocca stare sul tetto dell’Olimpico ad aspettare i nostri segnali di aiuto della notte.

E il jeeg-segnale lo facciamo disegnare a Zerocalcare?

 

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By martinadabbondanza in Interviste