Davide Giordano

Caro Davide, come va? Che ci racconti?
In questo momento ho appena finito di vedere il film  “The tree of life” di Terrence Malick. Indescrivibile. Un film meraviglioso.

Qualche giorno fa, a cena da amici, mi è stato proposto di restare a vedere un film. E chi mi ritrovo tra i protagonisti se non Davide Giordano nei panni di Enrico Brugnoli? Mi sono detta “Devo assolutamente intervistarlo per Le Cool”….ed eccoci qui. Immagino che questa domanda te l’abbiano fatta in molti, ma a costo di ripetermi te lo devo chiedere: com’è stato recitare sotto la regia di Piccioni e con un cast stellare come quello de Il Rosso e il Blu?
Quando ho letto per la prima volta la scena che avrei dovuto sostenere per il provino del film, volevo farcela. Era la scena in cui Giuliana porta la torta a Brugnoli in ospedale e lui le racconta il reale stato della sua situazione e della madre scomparsa. Il provino fu un mezzo disastro. Il caso volle che Giuseppe Piccioni non ci fosse e la casting mi diede un’altra possibilità. Cominciai ad andare tutte le mattine al centro commerciale Porta di Roma, il luogo perfetto per incontrare ragazzini come Brugnoli, intenti a saltare un giorno di scuola. Ho fatto amicizia con alcuni di loro ed è stato impressionante conoscerli e capire come fossero autonomi e liberi rispetto ai loro genitori: a soli 15 anni avevano le idee chiarissime sulla loro vita. Quando ho incontrato Giuseppe Piccioni per la prima volta, sudavo freddo. Poi lui mi disse “Cominciamo?”. La scena andò bene. Seguirono altri quattro provini, due dei quali con Margherita Buy. Sul set c’era molta concentrazione. Una volta siamo arrivati a fare 25 ciak per uno scambio brevissimo di battute tra me e Margherita.

Oltre al cinema (dove tra gli altri hai rivestito i memorabili panni di Melo, figlio di Cetto la Qualunque), chi ti conosce sa che sei un vero animale da palcoscenico e che dai tempi dell’Accademia ad oggi hai recitato con Carlo Cecchi, con la Societas Raffaello Sanzio, con Anna Marchesini, etc etc. Qual è il personaggio a cui sei più affezionato?
Non ho un personaggio a cui sono particolarmente affezionato. Ogni personaggio è una sfida. Quasi sempre ho la sensazione di perdere, di essere impreparato rispetto a quella vita che sto raccontando, di non conoscerne abbastanza, di non aver maturato del tutto le necessità di quel momento. Poi respiro e mi dico ”…prendi la strada che porta fortuna, al massimo avrai la soddisfazione di dire che sei stato il peggiore…”. A quel punto, a volte, le cose funzionano. Tra gli incontri artistici che ho fatto fino ad ora, quello che più mi ha segnato è stato quello con Carlo Cecchi: il suo è un teatro immediato, che rischia

E soprattutto, tra cinema, teatro e tv (dimenticavo di dire che pure in tv ti si vede sempre più spesso), hai mai avuto paura di rimanere incastrato in un ruolo in particolare (facendo la fine ad esempio di Audrey Tautou o di Daniel Radcliffe che difficilmente riusciranno ad uscire dai panni, rispettivamente, di Amélie Poulain e Harry Potter)?
No, decisamente no. Non ho paura di nulla di tutto questo. E avrei fatto volentieri Harry Potter! Non credo in queste trappole. Un bravo attore può diventare memorabile per diversi motivi. Si spera buoni. E poi  Audrey Tautou e Daniel Radcliffe hanno una filmografia notevole. Sono bravi e sono giovani.

Accanto alla carriera di attore, non disdegni nemmeno quella di regista. Lo scorso novembre lo spettacolo “John Tammet fa sentire le persone molto così”, di cui sei co-autore ed attore insieme con la tua compagnia L’organizzazione, ha vinto il prestigioso Premio Scenario infanzia 2012. Com’è essere registi di se stessi?
É prendersi la responsabilità totale di tutto. L’idea, i costumi, le musiche, la scenografia, la regia, la fotografia e tanti altri aspetti che evito volentieri di elencare. È folle e sicuramente un po’ presuntuoso, ma non faccio tutto da solo; nel caso specifico di John Tammet, ho inventato lo spettacolo, che poi è stato realizzato con la squadra fantastica di cui faccio parte.

Da buon palermitano trapiantato a Roma, cosa ti piace e cosa non ti piace della tua città adottiva.
Roma è una città a cui sono molto legato. Mi sta dando molte cose belle. E quel che mi piace di più è che qui ti puoi perdere. Non mi piacciono le stesse cose che ci sono in quasi tutte le città del mondo: l’inciviltà di alcuni, la cattiva organizzazione, il costo della vita inutilmente eccessivo.

E cosa ti/non ti manca di M’Palermu?
Torno spesso a Palermo e ciò che mi piace di più ma che allo stesso tempo mi mette inquietudine è che ogni cosa sembra sempre ferma al punto in cui l’avevi lasciata. Anche se personalmente non definirei questo fatto negativo.

Piani per il futuro prossimo (sebbene sappia quanto voi attori siate sempre restii a parlare di progetti futuri)? Ti potremo vedere in scena da qualche parte?
A Maggio debutterò a Milano e poi a Firenze con lo spettacolo di cui parlavamo prima, John Tammet fa sentire le persone molto così

A proposito di superstizione, andresti mai ad un provino vestito di viola? Riformulando, ci sono riti da seguire o tradizioni da non profanare quando ti prepari per un’audizione?
L’unico rito per me è quello di studiare. Tutto il resto sono *******.

Comments

Altri contenuti

Interessanti

Intervista

Inspire,Connect,Build

By martinadabbondanza in Interviste



Storia

I’ll drink responsibly when they will make a brand of whiskey named Responsibly