Drama, Non Drama – In The Flesh

In The Flesh

Ok, non posso non dire almeno una cosa, una soltanto, su tutta ‘sta decadenza, decadance, “con un deca non si può andar via, non ci basta neanche in pizzeria”.
Solo una.

‘sti cazzi.

Oddio. Oddio scusate, che ignorante.
Sono due parole.

Detto ciò, bentornati alla scintillante rubrica sulle serie tv che per metà tempo non parla di serie tv, dove l’autore scrive e poi si vanta su Facebook dei suoi mirabolanti deliri letterari inducendo le persone ad evitarlo anche nella vita reale.
Per questo, ma anche perché posto continuamente foto di scoiattoli sodomizzati da Gasparri.

[Inizio di un campo che potrebbe contenere mine imbottite di SPOILER]

Ho finito la prima serie di The Killing, e l’unica cosa che ho fatto è stato gridare ommioddio!! per poi iniziare subito la seconda, che però trovo già un poco più lenta. In più ho un problema con i sottotitoli che vanno continuamente fuori sync ed è una cosa che mi fa sempre nominare nostro signore ma questa volta associato ad una serie di animali/oggetti/professioni.
Qualcuno  mi aveva detto che Holder si sarebbe rivelato un gran personaggio. Non ne dubitavo sin dall’inizio, ma vedere l’involuzione, la discesa agli inferi e poi la risalita di un ragazzo che ha tutto da perdere è stata prova definitiva della bravura di Joel Kinnaman. Che tra l’altro nella sua parlata mi ricorda tanto Jesse Pinkman e mi sento un po’ come un neonato che poggiato sul seno della madre riconosce il battito e si tranquillizza.
(ho scritto seno, che milord che sono)

Un altra grande prova la danno la bravissima Mireille Enos e Liam James, l’attore che interpreta il figlio Jack.
Una scena mi ha colpito particolarmente, ed è quando insieme vanno a comprare la cena (ai distributori automatici di snack). Il loro rapporto è pessimo, con lei sempre con corpo e testa altrove e lui con i classici problemi da sedicenne, con la bonus card del padre che torna nelle loro vite dopo anni.
Ed è proprio all’apice della crisi tra madre e figlio che si trovano lì, ad avere un dialogo imbarazzato poter prendere o meno una bustina di patatine in più, con le teste basse e le parole mozzate. Una sintonia rara, un quadro perfetto della difficoltà di essere genitore nel momento in cui tuo figlio non ti riconosce come tale, ma anzi come un peso, un intruso nella sua vita.
Da quel momento tra i due qualcosa sembra cambiare, ma solo il tempo e il sync dei sottotitoli potrà confermarmelo.

Dopo questo aggiornamento di cui, probabilmente, v’importa quanto sapere della chiusura della borsa di Tokyo
(si chiude con la zip, comunque)
cercherò di farvela breve ma intensa su una serie che non ha avuto ancora il meritato successo, del tipo “oh ma l’hai vista quella serie fichissima?”.

Ecco: oh, ma l’avete vista quella serie fichissima sugli zombie?

No, non The Walking Dead, che dopo aver meritato (di nuovo) la mia attenzione dopo una terza stagione ridicola, si è persa (di nuovo) dietro a psicopatici con la benda.

Parlo di In The Flesh,che non è un musical di Roger Waters sui non-morti ma una serie britannica della BBC in tre puntate dove la classica apocalisse zombie non è nel pieno del suo splendore, anzi. E’ appena finita, e grazie ad una cura per gli stessi mangia cervelli. In pratica, sottoposti ad un’iniezione al giorno dietro la nuca, quelli che erano corpi affamati e senza ragione tornano ad essere come prima.
Certo, non senza conseguenze.
Il tutto è incentrato sulla storia di questo ragazzo, Kieren, che torna a casa proprio dopo un lunga degenza per tornare normale. In mezzo c’è un amore fortissimo, ci sono i rapporti con la famiglia, con gli amici, con quelli che avevano formato squadre armate contro gli stessi zombie, la difficoltà di sapere che tutti sanno e cercare di mascherare il tutto con cerone e lenti a contatto fornite dal governo.
A completare l’opera  un’ottima recitazione, ed una straordinaria fotografia che coglie appieno la sterminata campagna inglese ed i suoi paesini e la trasforma, senza nemmeno un effetto speciale, in un non luogo che sta tentando di tornare alla civiltà, in un continuo confronto tra i problemi quotidiani e quelli non morti.

Vi consiglio caldamente di trovarla e vederla con molta calma. Non ve ne pentirete.

Cavoli, ho parlato di serie tv. Incredibile. Va che magari divento pure uno costante, trovo una brava ragazza e mi sposo.

 

Più facile che scoppi ‘n’apocalisse zombie e che ne trovino rimedio.

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