Drama, Non Drama – Sherlock

[piccoli e minimi spoiler se non avete visto la serie. ma comunque spoiler]

Per parlare di Sherlock uno dovrebbe partire dalla sigla, passare per siparietti tra Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, le geniali intuizioni grafiche, una fotografia perfetta ed una sceneggiatura scritta probabilmente dopo un patto con Satana, di quelli con contratto e firma in zolfo.

La serie della BBC porta sullo schermo due personaggi vecchi ed abbastanza violentati dalle ultime trasposizioni cinematografiche e non (senza nulla togliere alle divertenti quanto caotiche pellicole con Robert Downey Jr.), e li piazza in una Londra di oggi, fatta di cellulari e telecamere. Agli autori Steven Moffat (anche showrunner di Doctor Who) e Mark Gatiss (che oltre ad essere autore/attore di Doctor Who, recita la parte di Mycroft, fratello di Sherlock),è riuscito alla perfezione il coniugare una metropoli moderna come è la capitale del Regno Unito con il metodo vecchia scuola di Sherlock Holmes: la vista, la memoria (il Mind Palace), la costante attenzione per i dettagli ed un talento innato nel capire le persone proprio grazie a questi pregi.
Allo stesso tempo, Sherlock una figura quasi fastidiosa, nel suo essere così bravo. Saccente, dai modi rudi, molto spesso fuori luogo, tutto è comunque funzionale alla sua continua ed ossessiva necessità di sapere.
Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza la magistrale e dannatamente naturale interpretazione di Cumberbatch, una delle migliori in una serie drama che (ah ah ah) drama non è.
Perché si ride e pure parecchio guardando Sherlock. Perché lo sappiamo dai tempi dei Monty Python che gli inglesi, quando vogliono, sanno farci ridere eccome quando si tratta di televisione. Quello degli sceneggiatori è un lavoro di fino, preciso, chirurgico anche nella risata: è un incastro perfetto che spesso si fa fatica a seguire, tanto è veloce e ben fatto. Anche nei momenti più tesi ed intensi, non puoi non ridere di fronte ad una frase o una smorfia. E non solo di Sherlock.

Perché è elementare che anche il migliore, anzi soprattutto il migliore, debba avere accanto una spalla che solo spalla non è.
Perché il Dr. John Watson, interpretato da Freeman, è metà Sherlock. Il detective non sarebbe completo, senza la figura di Watson.
Un cuore enorme, un uomo a cui la vita ha riservato solo secchiate di merda è che continua a rovesciarglieli addosso anche dopo aver conosciuto il suo coinquilino di Baker Street. Solo che ora ha un ombrello sotto cui ripararsi.
La versatilità di Freeman alza l’asticella della serie e la porta a livelli difficilmente raggiungibili.

Ovviamente ci sono tutta una serie di personaggi che ruotano intorno alla coppia (ma non chiamateli così). Da Mrs. Hudson, la padrona di casa, al già citato Mycroft passando per l’ispettore Lestrade. E la nemesi delle nemesi, come Hank per Walter White, come Locke per Jack: Moriarty.

In Sherlock c’è un mondo a volte sfumato a volte netto, un insieme di idee e stili che esulano dalla normale serie televisiva per fare quello per cui è nata la televisione: intrattenere.

Sherlock ci riesce benissimo, è una serie che consiglio perché ha la grazia di una farfalla che però conosce la mossa Kansas City: bella, leggera ma che se vuole sa ucciderti.

Ma non è che muori veramente eh.

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By martinadabbondanza in Interviste



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