Emanuela Fanelli

Qualche tempo smanettavo con il Samsung ed ho scoperto che puoi farti la vibrazione di quando ricevi una chiamata. Invece degli anonimi ronzii, io ho messo un’àtona versione di «Guerre Stellari».
Ok, sembra l’inizio di un articolo di Vice sui sex toys, invece non sapevo come iniziare quella che finirà con l’essere un’intervista.
Ed inizia con la versione di «Star Wars» -se fosse cantata da Hilary Swank post-sgabello in «Million Dollar Baby”- che fa muovere il cellulare. Sono le dieci e mezza di sera, e sul display compare il numero di Stefano, ancora memorizzato con il «Le Cool» come cognome.
La prima cosa che penso è che Luca è morto. In amicizia eh, anzi sono anche preoccupato.
Invece, in perfetta tempistica Le Cooliana, mi chiede di preparare qualche domanda per un’intervista. So che non lo farebbe mai se non fosse prima di tutto un’emergenza, se Luca fosse davvero morto ma soprattutto se non conosessi già la persona per cui devo preparare queste domande. E quando mi dice che sono per Emanuela Fanelli, sorrido.
Perché in effetti la conosco, anche se l’ho vista una sola volta dal vivo. In tutti i sensi poi, perché ho assistito allo spettacolo scritto e messo in scena da lei e Micol Pavoncello, «Le Donne Lo (ri)Fanno», di cui tra l’altro avevo scritto qui.
Mesi prima avevo visto per caso un suo provino su Youtube, questo, che vi invito a guardare per vari motivi tra cui bravura, ritmo, tempi comici, bravura e presenza scenica. Ed anche perché è brava!

Va bene, la finisco con l’inizio che tanto non sapevo come cominciarlo e invece guarda qui, ed inizio con la fine del pezzo, e cioè l’intervista. Che poi è il vero inizio. Anzi potete proprio partire a leggere da «Emanuela Fanelli», ma dirvelo ora forse è troppo tardi eh?
Va beh, cominciamo col Classicone:

Ciao Emanuela, come stai? Che ci racconti?
Ciao Jacopo! Sei cosciente del fatto che questo è il tipico incipit degli sconosciuti molesti e intraprendenti sui social network?
Sconosciuti in comitiva, per giustificare il “che ci racconti?”

Rompiamo subito il ghiaccio freddo delle domande a distanza: nell’introduzione, prima di parlare -bene- di te, ho citato Guerre Stellari, i sex toys ed Hilary Swank, non legati tra loro. La domanda è: ad occhio, quest’intervista come potrà finire?
Ecco.
Niente, è finito tutto.
Adesso avró in mente tutto il tempo l’immagine di Obi-Wan Kenobi che si trastulla guardando Million Dollar Baby.
Lo so che hai detto che non erano legate queste cose, ma ovviamente hai ottenuto l’effetto contrario. Come se mi avessi detto “non pensare a un elefante”. Dumbo. È un attimo.
Fine dell’intervista, forse non mi sento di continuare.
Ho anche messo in mezzo il classicone Disney, stiamo entrando nel trash.

Proviamo a fare i seri, parlaci un po’ di te e da cosa nasce la tua passione per il teatro e la recitazione in generale.
Sai, sin da bambina sentivo in me una passione sfrenata per il palcoscenico. Le travi di legno, l’odore della polvere, le luci. Iniziai a scrivere i miei primi monologhi molto presto. Una bambina prodigio, possiamo dirlo. Il ruolo della volpe ne “Il Piccolo Principe”, questo il mio debutto. Da lì, tutto in discesa ed oggi eccomi a voi. Sì, proprio io, Emanuela Fanelli.
Sto scherzando.
Non lo so come nasce, me la sono trovata già nel kit in dotazione. Ho sempre avuto voglia di farlo.
Forse è la cosa che mi riesce meglio.
E qui si apre tutto un capitolo tragico su come faccio male tutto il resto.

Sembra che tu stia per girare il tuo primo film. Son voci di corridoio o sto intevistando una futura e luminosa stella del cinematogràfo?
Non lo so, quante interviste stai facendo contemporaneamente? Chi è quest’altra, eh? È più bella di me? È più intelligente?
Sei come tutti gli altri.
“Almeno tu nell’universo” non te la dedico più.

Cosa ci puoi dire sul film?
È il prossimo film di Caligari ed io interpreteró il ruolo de LA SMANDRAPPATA n.1 (sono 3). È un piccolo ruolo, stiamo tutti calmi.

È il prossimo film di Gabriele Muccino. Io interpreteró una ragazza che parla sempre a bassa voce, un’inversione di rotta.
Non saró doppiata da nessuno, Gabriele ci tiene molto. È un bel ruolo, me ne vanto con gli amici al bar.

È il prossimo film di Jacopo Spaziani. Una specie di remake di Star Wars ma ci va in mezzo anche una donna pugile. Non so ancora bene, poi mi spiega meglio.
Delle tre, una è vera.

Emozionata?
Molto.
Ho paura di non essere in grado.
Gabriele mi saprà guidare.

Cambiando argomento e toni come se non ci fosse un domani, partecipi spesso a reading di fumetti di Zerocalcare, per ultimo quello di «Kobane Calling» al Cinema Palazzo. In questo ci vedo un tuo impegno su più fronti. Per quanto riguarda quello di luoghi come appunto il Palazzo, o anche il Rialto ed il Rising Love che hanno fatto chiudere in pochi giorni, che situazione vedi? C’è da un po’ in atto un tentativo di appiattimento dell’offerta culturale a Roma?
Il primo cinema in cui sono andata nella mia vita (a vedere La Sirenetta, ci tengo) ora è un Bingo.
Quasi tutti i Bingo sono ex cinema.
E questo è molto triste e fa pensare.
Senza giudizi radical chic, la domanda “cosa stiamo diventando?” viene spontanea.
E la colpa è di tutti, di chi pensa di fare cultura per pochi eletti, che la grande massa è perduta ormai e il teatro è per chi lo capisce e l’ha studiato, di chi occupa il ponte della Garbatella,si chiama “compagno”, fa i dibattiti su “Le Destre in Europa” al Parco Schuster e poi l’affitto di casa glielo pagano mamma ginecologa e papà notaio. Sto molto estremizzando, ovviamente, ma quello che più mi infastidisce è la chiusura nelle proprie idee e convinzioni, da qualsiasi parte arrivino e a qualsiasi colore appartengano.
Zerocalcare è un talento vero e mi piace molto proprio perchè riesce ad uscire dal circoletto. Dice quello che pensa, è più che schierato, mai “politicamente corretto”, eppure i suoi fumetti li leggono tutti, anche quelli che ideologicamente non dovrebbero. E il motivo, secondo me, è che sa cosa vuole dire, ha dei contenuti sinceri e sostanziosi.
Hai presente quando Totti fa le interviste e si sforza di parlare italiano? Ecco, la maggior parte dei militanti della cultura, di qualsiasi parte essi siano, sembrano un po’ come lui in quelle situazioni: costruiti, finti, incerti.

Mi sa che non si capisce niente di quello che volevo dire. Ecco, sono anche io una militante fricchettona di una cultura che non ho.
E comunque sempre Forza Roma, sia messo agli atti. Un Capitano, c’è solo un Capitano.

Scusa eh, non volevo attaccare il pistolotto, ma ci tenevo a farti questa domanda. Tornando ad argomenti più leggeri, ma rimanendo in argomento Capitale, cosa apprezzi di più e cosa non sopporti proprio di Roma?
Apprezzo molto: i supplì, soprattutto quando non sto a Roma e mi ricordo che li fanno solo qui, mia nonna che anche fuori Roma è una gran donna, i pizzicagnoli che ti danno del “tu”, la parola “pizzicagnolo”, l’8 quando passa su Ponte Garibaldi ed è Aprile e sono le sei e un quarto, la puzza del Tevere, via dell’Amba Aradam perchè sembra una cosa tipo “Sim Sala Bim” e altre cose che ora non mi vengono in mente.
Non sopporto: quelli che tengono il parcheggio agli amici/parenti/amanti a piedi mentre quelli ancora devono uscire di casa, quelli che a Termini alla fine delle scale mobili si fermano, il quartiere dell’Eur perchè non ho senso dell’orientamento e lì tutte le strade sono simili quindi mi perdo, gli scioperi dei mezzi il Venerdì, i mezzi che non passano anche se non c’è sciopero il Lunedì, il caffè scadente la mattina e vedi sopra.

E tornando invece a te, oltre al film che altri progetti hai?
Non dico nulla per scaramanzia.
Non è vero, volevo solo dire questa frase. Nel futuro molto prossimo non ho niente da fare, mi pare.

Sogno nel cassetto in questo esatto momento.
Dormire, Spaziani, che mi mandi le interviste all’una di notte e domani lavoro e qui è tutto uno scandalo, ma potevamo vince la guerra, noi?

Chiudo con una domanda personale: non ebbi -ebbi, mi suona sempre così fico- modo di farvi per bene i complimenti per lo spettacolo, e fra le tante in particolare per la scena del Provino, di Lillo e Greg, che amo moltissimo. Lillo e Greg, e quella scena, che tra l’altro è introdotta proprio da un audio di Lillo che vi vieta espressamente di rifarla.
In che modo sei legata a loro? E soprattutto, qual’è la tua canzone preferita del Latte?
Lo spettacolo a cui ti riferisci è “Le Donne lo Fanno” che porto in scena da un anno e mezzo con la mia splendida amica e collega Micol Pavoncello e che a breve riprenderemo.
Lo dico perchè nella domanda l’hai dato per scontato, spero tu lo abbia scritto nell’introduzione che non ho letto sennó il tesserino da giornalista fai meglio a usarlo per i filtri.
Di Instagram.
Un saluto alla Guardia di Finanza che mi legge.
Per quanto riguarda Lillo e Greg, sono legata a loro come fan. Sono cresciuta guardando i loro pezzi e ascoltando le loro canzoni. La mia loro canzone del cuore, anche se non la preferita ma non fa niente, è “Otto il Passerotto” perchè è la prima che ho ascoltato e che mi ha fatto pensare “ah, ma quindi si puó fare anche questo?”.

Anche la mia!
[Non so ancora qual'è la sua risposta, ma voglio fare colpo! Non diteglielo, mi raccomado!]
E insomma che coincidenza eh? “Otto il passerotto” è anche la tua preferita, incredibile. Che fai stasera?

Non è la mia preferita, ti ho detto.
Ho detto che è quella del cuore.
Oh, ma mi ascolti quando parlo? Non dai mai peso a quello che penso, a quello che dico, basta che giochi al Fantacalcio e vedi le serie in streaming e sei contento.
Sempre io e te, te e io. Ma io son stufa, eh.
Basta.
“Grande grande grande” non te la dedico più.

intervista di Jacopo Spaziani
foto di Stefano Delìa

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By martinadabbondanza in Interviste



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