Ludovica Sistopaoli

Ciao Ludovica come stai? Che ci racconti di bello?
Ciao, sto per andare in scena col mio spettacolo per la prima volta… Sono felice, emozionata e orgogliosamente stanca!

Chiedo sempre agli attori qual è il momento preciso in cui hanno capito che quello sarebbe stato il loro mestiere, lo domando ovviamente anche a te.
L’ho capito lentamente, non è stato un colpo di fulmine. Ho cominciato a fare teatro a scuola, nel mio liceo c’era un laboratorio teatrale organizzato davvero bene. Al terzo anno delle superiori mi hanno assegnato un ruolo molto particolare, quello di una donna, appartenente alla mitologia greca, che impazzisce di dolore per la perdita dei figli. Le prove dello spettacolo non erano andate un gran che per quanto mi riguardava, ma la sera dello spettacolo mi sono lasciata andare, senza accorgermene e senza deciderlo, mi sono gettata a terra e ho iniziato a ridere e piangere. È stato uno dei momenti più belli della mia vita. Una vera liberazione. Allora ho pensato che volevo fare quella cosa per tutta la vita! L’anno successivo ho preso parte ad un laboratorio per attori/autori organizzato dal teatro Argot di Roma, che mi ha dato un’impostazione artistica molto particolare. In quel frangente ho scritto il mio primo corto teatrale, “Cocci”, che considero essere il precursore dello spettacolo che sto per portare in scena, “Miasmi”.

Sei attrice ma anche autrice e regista, tripletta per nulla scontata. In quale ruolo ti senti più a tuo agio?
Sul palcoscenico mi sento davvero me stessa, e non è per il gusto del paradosso che lo dico, ma perché il palco non pretende che tu sia in un modo o in un altro, anzi, pretende che tu sia te stesso, altrimenti stai recitando. E la recitazione è la morte del gioco. E senza gioco non c’è spettacolo. Essere sé stessi nelle vesti di qualcun altro, questo mi rende felice. Anche la scrittura mi prende tantissimo; fino a poco tempo fa scrivevo soltanto per il gusto di scrivere, mentre adesso ho scritto un testo per portarlo in scena, quindi sento di aver fatto un passo avanti. Mi piace molto anche la regia, anche se non amo particolarmente dire agli altri cosa devono fare, quindi la metto al terzo posto!

Chiacchierando con te un po’ di tempo fa ho scoperto che hai vissuto per un certo periodo in un circo… cosa ti ha spinto a fare questa scelta? Siamo curiosi, raccontaci la tua esperienza.
Quando mi sono diplomata avevo voglia di vivere come mi pareva. Sono andata a Parigi per frequentare il corso d’iniziazione alla scuola Lecoq (ero troppo piccola per tentare di entrare al corso professionale) ed è stata un’esperienza unica. Dopo sei mesi sarei dovuta tornare a Roma, questo era il programma, ma la vita mi ha fatto un regalo: un’attrice francese con la quale avevo frequentato Lecoq mi ha proposto di mettere in scena uno spettacolo con lei e io ho accettato senza batter ciglio. Così sono rimasta per un altro anno e mezzo. Abbiamo lavorato allo Chapiteau de la Fontaine aux Images, un circo situato nella periferia parigina, formato da un palco coperto da un tendone circondato da carovane. Ho imparato a manipolare le marionette e a stare in scena nello stesso tempo, ci siamo occupate di tutto, dalla scenografia alla distribuzione, la costruzione delle marionette, e ovviamente l’interpretazione. Alla fine abbiamo costruito uno spettacolo, “Mouette”, mescolando diverse tecniche interpretative, dal teatro clown alla marionetta. Lisa Valverde e tutto lo Chapiteau mi hanno insegnato tantissimo. È stato un periodo della mia vita che non scorderò mai. Merci Chapiteau!

Quale audizione o provino non dimenticherai mai?
Nessuno. Li ricordo tutti. Perché per me i provini sono stati dei momenti per confrontarmi con me stessa, con i miei limiti. È facile provare un monologo nella propria camera, si pensa di essere invincibili, perché si è in una situazione più che protetta. Quando poi ci si deve esibire davanti a qualcuno che sta lì per giudicarti, le cose cambiano. È li che scopri davvero come sei, quali sono i tuoi limiti e i punti di forza. I provini sono molto utili a conoscere se stessi, a scoprire qual è la realtà.

Il tuo spettacolo “Miasmi” è stato selezionato non soltanto per l’”All in Festival” ma anche per il “Fringe Festival” di quest’anno, davvero due grandi opportunità. Ti va di parlarcene?
Porterò in scena “Miasmi”, oggi 28 maggio all’interno del festival All In, e il 1, il 3 e il 5 giugno all’interno del Roma Fringe Festival, devo ancora fare gli spettacoli, ma posso dire che sono orgogliosa di avere queste due opportunità. All In è un festival molto stimolante perché sia gli artisti che gli organizzatori hanno meno di 25 anni, quindi è un’ottima occasione per crescere insieme. Il Fringe Festival è organizzato in grande, si farà una parata di presentazione delle compagnie e c’è l’opportunità di pubblicizzare il proprio lavoro all’interno dell’area di Parco Adriano nelle modalità più diverse, in questo modo si ha la possibilità di sbizzarristi a tutti i livelli artistici. Il mio spettacolo sta nascendo all’interno di questi due festival e sono molto felice di questo.

Sei di Roma. Dicci una cosa che ami e una che odi di questa città.
Amo la romanità autentica, mi vengono in mente personaggi come Gabriella Ferri oppure Alberto Sordi. Amo il cinismo romano. Odio il clima di tensione che si è creato negli ultimi anni. In giro ci sono tantissime facce stressate, preoccupate per qualcosa di grave. E questo fa si che ognuno si comporta male col prossimo. Odio il traffico.

Progetti futuri e sogni nel cassetto?
Vorrei andare avanti col mio spettacolo e portarlo in Francia. Ma non solo, vorrei continuare a svilupparlo. Sto vivendo il Fringe Festival e All In Festival come un punto di partenza per sviluppare al meglio il mio lavoro, e l’idea che “Miasmi” sarà in continua evoluzione mi entusiasma da matti. Poi mi piacerebbe ripartire e andare ad esplorare altri territori, come ho fatto qualche anno fa partendo per la Francia. E vorrei fare un corso di canto. Uno di acrobatica. Di doppiaggio. Uno di cinema. Il mio sogno è quello di essere un’attrice/performer a tutto tondo. E avere la possibilità di vivere dove e come voglio.

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By martinadabbondanza in Interviste



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