Qui non è Hollywood #1

Rinunciare alla roba, fase 1: preparazione. Per questa cosa ti serve: una stanza da cui non puoi uscire, musica distensiva, salsa di pomodoro dieci scatole; zuppa di funghi, otto scatole, da consumare fredda; gelato, vaniglia, una confezione grande; magnesia, lattedì, una bottiglia; aspirina, collutorio, vitamine, acqua minerale, aranciata… pornografia. Un materasso, un secchio per l’urina, uno per le feci, uno per il vomito. Un televisore e una boccetta di Valium. Me la sono già procurata da mia madre che è “nel suo modo domestico e socialmente accettabile” una drogata anche lei. Ora sono pronto: mi ci vuole solo un’ultima dose per calmare i dolori, mentre il Valium fa effetto. 

Inizierò con una premessa: non sono un critico cinematografico nè laureato al Dams, ma semplicemente un grafico pubblicitario con una grande passione per il cinema e la musica, arti la cui unione a volte può generare uno splendido gioiello.
Lo scopo di questa rubrica (colgo l’occasione per ringraziare quegli scellerati che hanno acconsentito affinchè un debosciato come me potesse tenerne una) è farvi scoprire pellicole famose e non,  oltre che da un punto di vista puramente estetico, anche da quello musicale.
Ciò non vuol dire che vi importunerò con recensioni di produzioni indipendenti kazako-uzbeke riguardanti il realismo socialista nel dopoguerra espresso tramite una strimpellata di liuto, ma nemmeno recensioni di pellicole che offendano le vostre capacità intellettuali (nessuno ha fatto il nome di Carlo Vanzina).

Detto ciò…credo che possiamo iniziare!

Il primo film che vorrei portare alla vostra attenzione non è propriamente di nicchia, anzi sfido a trovare una persona sulla terra che non ne abbia mai sentito parlare.Vi faccio 3 nomi, non potete non indovinare: Irvine Welsh, Danny Boyle, Ewan McGregor.

Esatto, stiamo parlando di Trainspotting, seconda pellicola del regista (dopo il delizioso “Piccoli Omicidi Tra Amici”), capace di stravolgere le carte e introdurre lo spettatore nel mondo della droga in maniera inedita, ironica e tagliente.

Siamo ad Edimburgo, primi anni novanta. Il monologo di Mark Renton (accompagnato dalla vorticosa “Lust For Life” di Iggy Pop) ci introduce nel contesto del film: la sua vita, così come quella della maggior parte dei suoi amici, ruota intorno all’eroina, escludendo tutti quelli che sono interessi e passioni proprie di un ventenne. Naturali necessità come il sesso (ma quanto ci fa impazzire “Atomic” degli Sleeper?) e l’instaurare rapporti sociali diventano sacrificabili fronzoli quando l’unica ragione di vita è per la droga, tanto da portare il protagonista a commettere atti estremi, fino a toccare il fondo. Può essere questa causa sufficiente per trovare la forza di cambiare?

Pellicola del 1996 ma quanto più contemporanea. Si, perchè il tema principale che va di pari passo con la tossicodipendenza è il nichilismo. Il monologo che apre il film ne è la testimonianza: Mark, optando per la droga, sceglie di non vivere la sua vita (“io ho scelto di non scegliere la vita”), conscio del fatto che sia senza senso, senza uno scopo, dominato dalla rassegnata consapevolezza che quella è la realtà e che nessun intervento (personale o esterno) possa cambiarla. Lo stesso nichilismo che purtroppo domina molti giovani nella società moderna, svuotati dalle speranze di trovare lavoro e la propria affermazione, rassegnati alla mancanza di fiducia nelle istituzioni e che vanno avanti per inerzia.

Trainspotting, come fosse una lunga e cupa ricerca di redenzione nel tunnel della dipendenza dalla droga, segue il suo percorso in maniera tanto grottesca quanto ironica, non assumendo mai pertanto toni prevalentemente drammatici. Si passa da scene ad alto contenuto emotivo come quella dell’overdose del protagonista, con “Perfect Day” di Lou Reed che risuona tristemente beffarda, ad altre che spezzano questa serietà grazie ad un humour molto “British”, come la sequenza dell’arrivo di Francis Begbie e Sick Boy nell’appartamento Londinese di Mark, supportata perfettamente dalla spensierata “Mile End” dei Pulp.
Uno dei tanti punti di forza di Trainspotting è proprio la colonna sonora: di impronta prevalentemente brit-pop, riesce a legare ad ogni canzone una scena indelebile. “Dark & Long” degli Underworld rende perfettamente l’idea del lungo “trip” che ha Mark in preda ai dolori e alle allucinazioni dovute alla crisi d’astinenza, così come la travolgente “Born Slippy” della stessa band (se fate running non potete non averla nel vostro i-pod) rappresenta il cambiamento finale di Mark, come fosse una lunga cavalcata verso un futuro migliore.
Trainspotting. Se anche voi avete passato una fase della vostra vita guardando i treni passare senza mai decidervi a prenderne uno, ho tre consigli da darvi:

1) Vedete il film.
2) Leggete il romanzo.
3) Rivedete il film. E poi rileggete il romanzo.
3 bis) Ovviamente dite di no alla droga (anche se sembra retorica spicciola).

Ah dimenticavo!
Per tutti i comodoni che non hanno voglia di andare a cercare la colonna sonora (io sono uno dei primi), ecco a voi la lista completa:

Lust For life – Iggy Pop
Deep Blue Day – Brian Eno
Trainspotting – Primal Scream
Atomic – Sleeper
Temptation – New Order
Nightclubbing – Iggy Pop
Sing – Blur
Perfect Day – Lou Reed
Mile End – Pulp
For What You Dream of – Bedrock feat. Kyo
2:1 – Elastica
A Final Hit – Leftfield
Born Slippy – Underworld
Closet Romantic – Damon Albarn
Dark and long (Dark train Mix) – Underworld
Habanera From Carmen
Think About the Way – Ice MC feat. Alexia
Temptation – Heaven 17

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By martinadabbondanza in Interviste