Qui non è Hollywood #13

“Un certo…un certo, un certo…Frisney…Prisney…Grisney…un americano insomma”

 

Chi non muore si rivede!

Per quanto super impegnato a divincolarmi tra varie incombenze, doppio lavoro, ragazza, nemici, amici ed auricolari intrecciati nella tasca, eccomi di nuovo qui: redivivo come la confezione di Pandoro avanzata dal Natale e riesumata dalla credenza mentre stavate cercando del rum per farvi un bel mojito estivo.

Voglia di scrivere poca, il tempo ahimè, sempre tanto. O forse è il contrario?

Eppure è arrivata l’estate, le giornate col sole fino a tardi, i locali all’aperto, la gente in strada a tutte le ore, non dovrei avere voglia di barricarmi in casa anche nei momenti di tempo libero?

No, qualcosa mi ha spinto ad uscire. Domenica sera. E non sto parlando del sacco dell’ immondizia che stava appestando tutta la cucina. Credo sia stata la voglia di dimostrare a me stesso che a 28 anni non sto affatto conducendo la vita di un pensionato.

Eccomi che vago senza meta nel quartiere Trasteverino, più simile a un piccione che passeggia spaesato in una piazza affollata, mi sono imbattuto in una melodia molto più che familiare, lenta e dolce, eseguita con flauto o clarinetto. Impossibile non riconoscerla, è chiaramente “Bolero” di Maurice Ravel.

Di primo acchito ho pensato ad uno dei tanti concerti all’aperto con offerta libera che offre la Capitale. Questo dopo essermi assicurato di non avere l’ipod acceso e le cuffie nelle orecchie.

Come in una nota fiaba dei fratelli Grimm, ho iniziato a seguire la musica, per ritrovarmi dopo pochi minuti in piazza San Cosimato, dinanzi ad un suggestivo cinema sotto le stelle! In questi giorni è in corso (e lo sarà fino al primo di Agosto, accorrete gente! ndr) il Festival Trastevere Rione del Cinema, una rassegna cinematografica organizzata da Piccolo Cinema America insieme alla Regione aperta a tutti. Sorpresa gradita, dal sapore d’altri tempi, usi e costumi di una Roma che sono in via d’estinzione. Ma ancor più gradito è stato per me lo scoprire che il film in proiezione era Allegro Non Troppo, lungometraggio del 1976 generato dalla mano dell’immortale Bruno Bozzetto, papà del mitico Signor Rossi.

Lo so, il 95% di voi non ha minimamente idea di cosa stia parlando, ma questa può essere una cosa positiva: in primis perché non siete sulla mia stessa barca, in secundis perché avete ancora la fortuna di poter vedere per la prima volta questo piccolo capolavoro. Tutti conoscono Fantasia della Walt Disney, quasi nessuno conosce Allegro Non Troppo. E sia dato a Cesare quel che è di Cesare, l’opera del massone antisemita più amato al mondo è forse il film d’animazione più innovativo e suggestivo che abbia mai visto, inarrivabile e mostro sacro. Allegro Non Troppo invece è la sorella acqua e sapone, meno appariscente ma con una bellezza da scoprire, raffinata, e che come diceva un saggio Paolo Briguglia in Basilicata Coast To Coast:

Io penso che l’ideale è quando trovi una brutta che ti piace, e che ci vuole a farsi piacere una bella, quella brutta invece agli altri non gli piace ma a te ti piace! E nemmeno ti sembra brutta perché sennò… non ti piace!”

E cavolo se ci piace. Dico “ci”, perché la piazza che ospitava la proiezione era più che gremita. Il pubblico appariva completamente preso, catturato dal lavoro di Bozzetto, fonte di piacere audiovisivo e non solo. In Allegro Non Troppo non si è davanti ad una semplice rappresentazione grafica della musica, ma si raccontano delle vere e proprie storie, legate appunto dalla colonna sonora in maniera indissolubile ed inscindibile. E non si può che rimanere incantati di fronte ad un eterogeneità musicale così completa: si inizia con le atmosfere stravaganti e spensierate indotte da “Preludio al pomeriggio del fauno” di Debussydove il tema dell’erotismo è trattato con sagace ironia. Così come nel quinto episodio, dove una povera ape in cerca di nettare viene ripetutamente disturbata dalle effusioni di due innamorati che si rotolano nel prato, sulle incalzanti note di “Concerto in do maggiore”  di Antonio Vivaldi. Davanti alla già citata “Bolero” non potremo che rimanere ipnotizzati dal suo ritmo crescente e incessante, impersonato da una originalissima rappresentazione del brodo primordiale, una bottiglia di Coca Cola abbandonata da cui nascono le prime bizzarre forme di vita, per poi evolversi fino ad un visionario e consumistico presente. Come non commuoversi poi nell’episodio guidato dalla malinconica “Valzer Triste” di Jean Sibelius, dove un tenero micio si aggira tra le rovine della sua vecchia casa, ormai disabitata e diroccata, ingannato dalle visioni dei ricordi che la sua mente rievoca, per tornare poi più volte alla triste realtà. L’altalena di emozioni sulla quale Bozzetto ci invita a salire è variegata ed agrodolce, mitigata dai grotteschi siparietti che si alternano tra un episodio e l’altro, condotti da un bravissimo Maurizio Micheli (nel ruolo del presentatore), Maurizio Nichetti (nel ruolo del disegnatore) e Néstor Garay (il direttore d’orchestra). La complessità e il peso delle tematiche trattate non fanno che impreziosire questa pellicola già brillante di suo: la psicologia, il consumismo, l’erotismo e la presenza invasiva dell’uomo, che non riesce a non invadere gli spazi altrui vengono esposte in maniera tanto semplice quanto chiara che non possiamo che restare in contemplativo silenzio durante la proiezione. E se siamo un po’ tristi quando arriva l’ultimo episodio animato, dominato dalla imponente e maestosa opera di Stravinskij “L’Uccello di Fuoco”, non disperate…c’è ancora spazio per il gran finale!

Bello. Bellissimo.

Non lo vedevo da così tanto tempo che mi sono sentito un po’ come quel gatto dell’episodio “Valzer Triste”, pronto ad autoingannarmi pur di rivivere dei ricordi dal valore inestimabile. Lentamente le persone, il maxi schermo all’aperto e la piazza intorno a me svaniscono in un silenzio ovattato, inghiottite dalla notte. Forse non ho assistito a nulla, forse non sono nemmeno andato a Trastevere. Ma mi sento meglio di prima.

Allegro.

Non troppo.

 

Maurice Ravel – Boléro 

Claude Debussy – Preludio al Pomeriggio del Fauno 

Antonin Dvorak – Danza Slava Op.46 N.7 

Jean Sibelius – Valzer Triste

Igor Stravinskij – L’Uccello di Fuoco 

Antonio Vivaldi – Concerto in Do Maggiore 

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By martinadabbondanza in Interviste