Qui non è Hollywood #3

“Credo che sia stato mio fratello a sparargli…si è stato lui…diceva continuamente “Roy Orbison aveva il vizio di sparare…e Roy aveva sempre gli stessi occhiali da sole”…anche mio fratello portava sempre gli occhiali da sole…e cantava ogni volta la canzone “Crying”…la conosci?…quella canzone, “Crying”…cryiiing…ooover you…cryiiing…ooover you…”

Step 1 – Immaginate di sopravvivere al classico “pranzo dalla nonna”, con tris di primi, di secondi, contorni, ammazzacontorni, frutta, dolce e caffè.
Step 2 – Immaginate poi, ostaggio dei trigliceridi che vi puntano una fettina panata alle arterie coronarie, di uscire di casa e andare a mangiare un kebab di quelli ignoranti, mentre lo stomaco sfodera il suo repertorio di improperi persino alle icone sacre dello sciamanesimo coreano.
Step 3 – Con ancora l’intera catena alimentare che affonda lentamente come il Titanic lungo il vostro esofago, in preda ad un fisiologico abbiocco, completate il processo di delirio decidendo di andare a dormire.

Bene, “Gummo” è probabilmente la visione onirica che scaturirebbe da questa guida assistita al suicidio culinario. Si perchè il film è un sogno che sembra essere uscito dal pennello del miglior Goya. Uno di quei sogni che ti lascia con degli interrogativi che continui a porti durante tutto il resto della giornata, e che ritornano quando meno te l’aspetti.

Il regista è ancora una volta uno degli ormai ex-ragazzini terribili del panorama cinematografico americano. Nonostante ora abbia infatti quarantadue anni suonati, all’epoca in cui uscì “Gummo” (1997) ne aveva soltanto ventiquattro ed era già alla sua seconda pellicola dopo “Kids” del 1995. Sto parlando di Harmony Korine, carattere non propriamente placido, potrebbe tranquillamente sedere alla tavola del Cappellaio Matto, ma dal grande talento (disturbato) che l’ha portato a far brillare la sua luce in maniera intermittente. Fu anche capace di farsi cacciare dal David Letterman show dopo essersi fatto beccare sotto effetto di droghe mentre frugava di nascosto nella borsetta di Meryl Streep, tanto per dirne una.

Droga, appunto.
Il suo “Gummo” è come se Banksy, Lynch e Tod Browning si fossero seduti su un prato a parlare, strafatti di metanfetamina.
Fornita da Heisenberg ovviamente.

Mi riesce difficile raccontarvi la trama, sia perchè in realtà non ce n’è una vera e propria sia perchè la mia anima di gattaro un po’ si ribella.
Posso dirvi che qui non è Hollywood. Qui non è assolutamente Hollywood.
Siamo a Xenia, infelice cittadina dell’Ohio abitata perlopiù da bifolchi (avete presente Cletus e Brandine dei Simpson?) e devastata da un uragano che l’ha colpita negli anni precedenti. Questo ne ha decimato la popolazione, facendola entrare in un surreale stato di shock da cui non si è più ripresa. Nei primi minuti abbiamo la sensazione di assistere a quei brevi filmati disturbanti spesso presenti nei film dell’orrore, infatti Korine utilizza uno stile molto simile al mockumentary, tanto che terrorizzato dall’idea di ricevere una chiamata che pronosticasse la mia morte entro sette giorni ho repentinamente staccato il telefono. Superata la tentazione di cestinare il film, sparare al computer e buttarne la carcassa nella fossa delle Marianne, sono andato avanti con la visione. Il film è composto da diverse storie frammentate, spesso scandite dall’inquietante musica ambient di Burzum, che vanno avanti in maniera parallela, ma senza seguire una storia ben precisa, dando la sensazione di assistere a pezzi di una vita quotidiana andata distrutta, trasportati vorticosamente dal vento dell’uragano.

Veniamo sballottati tra personaggi privi di morale, cinici e allo sbando, adulti ridotti a figure eteree e adolescenti, quasi tutti orfani, che sembrano svuotati da tutte le normali emozioni umane, costretti ad andare avanti in un mondo tanto realistico quanto decadente e surreale. E per renderlo tale, Korine sceglie quasi tutti attori non professionisti. I due giovani protagonisti Solomon e Tummler, accompagnati nella prima scena dall’orecchiabile “Dragonaut” degli Sleep, sembrano apparentemente essere a proprio agio nel loro quotidiano fatto di caccia ai gatti per rivenderli ai ristoranti, sniffate di colla per stordirsi, rapporti sessuali con portatrici di handicap e vandalismo nei confronti di un’anziana in coma. Ne esce un ritratto grottesco, sporco e crudo, che in dei momenti suscita quasi tenerezza, poichè ci sembra di percepire l’urlo muto di disperazione intrappolato in quei corpi ormai inespressivi e assuefatti allo squallore e all’infelicità che domina la loro esistenza.

Mille parole non potranno mai descrivere meglio questo concetto della scena finale, dove un fantastico Roy Orbison (la voce mi era molto familiare, solo successivamente ho scoperto essere l’autore di un motivetto noto a tutti, soprattutto alle fanciulle) con la sua rassegnata ma commovente “Crying” ci prende per mano, e per un minuto ci fa entrare in questo uragano, fatto di dolore, rassegnazione e abominio, e ci fa sentire per la prima volta davvero vicini ai personaggi.

In questo quadro malato è proprio la colonna sonora uno degli elementi più potenti del film: eterogenea ma cupa, con un’ impronta prevalentemente metal, ma nell’insieme azzeccata. Davvero angosciante come la candida “Everyday” di Buddy Holly assuma una connotazione drammaticamente sinistra nella scena delle tre sorelle che ballano sul letto o come la tormentata “Like a Prayer” di Madonna risuoni nello scantinato di Solomon mentre la madre gli chiede reiteratamente un sorriso, rimanendo inascoltata.

In conclusione, Korine con il suo Gummo non usa mezze misure. Sicuramente sconvolge, finirete per amarlo od odiarmi per avervi fatto perdere 89 minuti. Personalmente lo ritengo un cult movie del cinema indipendente, vuoi per il suo surrealismo, vuoi per la fotografia (bravissimo Jean Yves Escoffier), vuoi per la colonna sonora. Insomma, non ponetevi troppe domande, guardatelo e basta!
E in ogni caso, la prossima volta che farete il bagno in una vasca non potrete non pensare a questo film…

Ah e a proposito…avete indovinato il motivetto?

Absu – The Gold Torques of Ulaid
Eyehategod – Serving Time in the Middle of Nowhere
Bethlehem – Schuld Uns’res Knoch’rigen Faltpferd
Burzum – Rundtgåing av den transcendentale egenhetens støtte
Bathory – Equimanthorn
Dark Noerd – Smokin’ Husks
Sleep – Dragonaut
Brujería – Matando Güeros 97
Namanax – The Medicined Man
Nifelheim – Hellish Blasphemy
Mortician – Skin Peeler
Destroy All Monsters – Mom’s and Dad’s Pussy
Mischa Maisky – Suite No. 2 for Solo Cello in D Minor (Prelude)
Corrosion of Conformity – Albatross
Burzum – Rite of Cleansure
Almeda Riddle – My Little Rooster (ipnotizzante filastrocca)
Buddy Holly – Everyday
Madonna – Like a Prayer
Roy Orbison – Crying
Flesh-n-Bone – Nothing But Da Bone in Me

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By martinadabbondanza in Interviste