Qui non è Hollywood #4

“Dio li perdonerà. Li perdonerà e li lascerà entrare in cielo. Non posso vivere così.”

 

Arriva finalmente il Sabato. Dopo una settimana di duro lavoro dove non aspetti altro. E il Sabato arriva.
Sì, arriva.
Ma poi ti rendi conto che la tua ragazza è fuori tutto il weekend, ti senti fiacco come un radicale dopo un mese di sciopero della fame e fuori piove.
Anzi, “piove” è un eufemismo, diciamo che a meno che tu non sia Kevin Costner in Waterworld, è meglio startene a casa.

In questi casi la malinconia è la prima cagacazzi a suonarti al citofono (spesso accompagnata dalla depressione che le tiene l’ombrello), con tanto di depliant illustrati sui vari modi di accentuare la sensazione di malessere e un confanetto completo di dvd dei ricordi più belli da contemplare. Purtroppo (o per fortuna), a differenza della tristezza in “Inside-Out”, la malinconia è una donna seducente con dei modi affascinanti, pertanto la faccio accomodare nel mio salotto, e inizio a sfogliare il suo catalogo. E prima di essermene reso conto ho già acquistato uno dei suoi prodotti.
Mi vende questa canzone dolcissima, sembra una carezza con un guanto di seta, mi fa sentire meglio. La ringrazio con un sorriso a 32 denti, e l’accompagno all’uscio, con l’augurio di rivederci presto.
Dopo aver chiuso la porta torno alle mie faccende continuando a canticchiarla nella testa, ma vengo assalito da una sensazione di dejavù…altro che dejavù, questa canzone la conosco!
Si tratta di “Dead Man” di Matthew Ward! Una voce alla Chris Martin, melodie che potrebbero intenerire Gengish Kahn…canzone bellissima…eppure c’è dell’altro…
E in quel preciso istante, come in tutte le più note truffe delle vendite porta a porta, ti rendi conto che non ti è stata venduta solo una canzone. Ma un intero film! Dead Man’s Shoes.
E veniamo al punto. Qui non trattasi di truffa. Ma di piacevole (ri)scoperta.
Si, perchè Dead Man’s Shoes non è un film di primissimo pelo: uscito nel 2004, visto dal sottoscritto nel 2005, riaffiorato alla mia devastata mente nell’uggioso Ottobre 2015. Ed è come riscoprire quei vecchi giocattoli dell’infanzia a cui eri tanto affezionato.

Come al solito vi spiegherò brevemente la trama per non togliervi troppe sorprese.
Ci troviamo a Matlock, cittadina Inglese della contea del Derbyshire, ubicata tra l’ovattata foschia delle brughiere delle Midlands orientali. Qui incontriamo i nostri due protagonisti, Richard (Paddy Considine) ed Anthony (Toby Kebbell, forse qualcuno di voi lo ricorderà nella fantastica serie “Black Mirror”), fratelli dai caratteri opposti, ma indissolubilmente legati: il primo fermo e risoluto, il secondo più fragile e ingenuo, poichè affetto da un ritardo mentale. I guai cominciano quando Richard parte per unirsi all’esercito, lasciando il fratello in balia dei maltrattamenti e abusi di un gruppo di spacciatori del luogo e tornando solo sette anni dopo, per regolare i conti.
La trama è di per se molto semplice e lineare e affronta come temi principali quelli del bullismo, del senso di colpa e della vendetta. Bullismo che spesso nasce per gioco, goliardia del gruppo sul più debole e che sfocia lentamente in atti disumani. Senso di colpa invece che porta alla vendetta, sentiero oscuro e logorante che non restituisce sorriso alcuno, ma che anzi spesso altera il proprio essere e porta a non riconoscersi più.

Questione intrigante, lo so, ma il piatto forte della casa è la colonna sonora, che va dall’ alt-country all’ indie-folk, dal rock-progressive ad addirittura la musica sacra.
Ancora una volta il film si apre con delle riprese in super 8. Voi direte “che cavolo sei fissato, hai avuto un trauma da piccolo e ti hanno picchiato con delle pellicole Kodak?”. Bene, aspettate che vi parli di Sinister un giorno di questi.

Dicevamo, pronti-via e già ci imbattiamo in una traccia fantastica. Non fate i timidi, avete tutte le serate indesiderate in discoteca della vostra vita per rimanere titubanti ai margini della sala, e buttatevi in questa pista da ballo dove i sentimenti devono solo seguire, è la musica di Smog (Bill Callahan) a condurre. La sua “Vessel in Vein” sembra scritta per le immagini amarcord dell’infanzia dei due fratelli che si alternano a quelle più crepuscolari e grigie del presente, dipinte dalle annichilenti note di “Untitled II” dei Calexico.
Apparentemente buffa la scelta di mettere una traccia bucolica come “Statued” di Adem in una scena paradossalmente violenta, dove il gruppo di spacciatori va a caccia del protagonista Richard per ucciderlo. In realtà si rivela una scelta fantastica, proprio perchè rappresenta nella maniera migliore la tipica “calma prima della tempesta”. Ma come già anticipato prima, la colonna sonora è varia e spazia a generi diametralmente opposti: ci troviamo a passare dalla musica elettronica di “Morning Wonder” dei The Earlies, alla musica sacra di Arvo Pärt con la sua “De Profundis” che scandisce uno dei momenti più intensi del film.
E ovviamente questo dualismo opposto si riflette anche nella storia.
Si passa da momenti estremamente brutali e feroci, dove Richard sembra quasi un animale ferito che ringhia al suo nemico, ad altri di una dolcezza e poesia disarmante, senza vie di mezzo, come in un botta e risposta continuo tra odio e amore. Il tutto sospeso in una realtà impalpabile, quasi eterea, che ci avvolge come la tipica foschia delle Midlans e si racconta a bassa voce, quasi sussurrando. Questo anche grazie alla scelta del regista di utilizzare una fotografia estremmanete realistica, col fine di comunicare allo spettatore quel sensazione di essere in un limbo ovattato, contribuendo a conferire quel lato poetico a un film prevalentemente basato sulla vendetta.

Il regista, appunto. Non è un caso se l’ho omesso fino ad ora, volevo lasciarvi con questa piccola sorpresa finale. Campagne inglesi, stile cupo e freddo, storie di bullismo, colonna sonora importante. Non vi dice niente?
I più esperti già avranno capito, sto parlando di Shane Meadows, e Dead Man’s Shoes sono le prove generali al suo più grande capolavoro, perla che spero di recensirvi presto. Ora ci siete? Se non avete ancora capito vi meritate una bella raffica di pugni da Combo.
Smog – Vessel in Vein
Calexico – Untitled II
Calexico – Untitled III
Adem – Statued
Calexico – Ritual Road Map
Laurent Garnier – Forgotten Thoughts
The Earlies – Morning Wonder
Clayhill – Afterlight
Calexico – Crooked Road and the Briar
Lucky Dragons – Heartbreaker
Gravenhurst – The Diver
Cul de Sac – I Remember Nothing More
P.G. Six – Fallen Leaves that Jewel the Ground
Aphex Twin – Nanou 2
M. Ward – Dead Men
DM & Jemini – The Only One
Arvo Pärt – De Profundis
Robyn Hitchcock – Chinese water python
Bonnie ‘Prince’ Billy – A King At Night

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By martinadabbondanza in Interviste