Qui non è Hollywood #6

“Insomma, che succede se venerdì prossimo 400 donne arrivano e dicono “quello è troppo grasso, l’altro è troppo vecchio, il terzo sembra un petto di pollo” e dopo che facciamo, eh?!”

 

“Soldi, soldi, soldi, tanti soldi. Beati siano i soldi i beneamati soldi perchè…chi ha tanti soldi vive come un pascià… e a piedi caldi se ne sta!”

Betty Curtis ti odio!
Te, la tua orecchiabile cantilena e il boom economico italiano che ti sei vissuta negli anni 60.
Lungi da me dall’odiarti, si scherza. Ma non posso rimanere impassibile davanti a una hit del 1964 che inneggia alla ricchezza e al benessere di quegli anni nel momento in cui risuona beffarda nel mio abitacolo dopo aver ritirato l’auto dal meccanico regalandogli un quarto di stipendio.
Sono esattamente questi i momenti in cui inizio a fantasticare. Immagino il mio prossimo anno come un rapidissimo “flash forward” dove, accompagnate da un’ammiccante colonna sonora, scorrono veloci le immagini di me che alimentato da qualche farmaco miracoloso (vedere l’NZT di Limitless) arrivo in qualche modo geniale al successo e mi ritrovo con così tanti soldi che nemmeno un Saul Goodman potrebbe aiutarmi a riciclare.
Ovviamente ritornare alla realtà è sempre difficile, quindi prima di farlo passo al mio altro grande sogno, ovvero decidere il derby della capitale con un mio eurogol al 95’ esimo, non vi dirò per quale squadra, ci tengo a scrivere ancora su questa rubrica.

Tra le tante idee su come fare soldi e uscire dalla crisi non mi è mai passata però per la testa quella di fare lo spogliarellista. L’umanità ringrazia.
A un gruppo di miserabili disoccupati di Sheffield invece è venuta. E gli è andata anche bene!
No, non sto parlando del fisicato Channing Tatum in “Magic Mike” e dei suoi amichetti unti d’olio di canfora, ma dell’armata Brancaleone partorita dalla mente di Peter Cattaneo, in una delle commedie cult degli anni 90.
Sto parlando di Gaz e dei suoi “Hot Metal” pronti a darvi il servizio completo. Sto parlando dell’ immortale Full Monty!
Squattrinati organizzati. Così come il regista Peter Cattaneo, esordiente alla sua opera prima, dalla quale con “soli” 3,5 milioni di dollari di budget è riuscito a ricavarne oltre 500. Roba da campare di rendita per il resto della vita accendendosi le sigarette con i pezzi da 50 euro. Game. Set. Match.
Come vi accennavo prima, ci troviamo a Sheffield, cittadina dello Yorkshire reduce dalle trasformazioni economiche instaurate dalla Thatcher negli anni 80, che apportarono un grande cambiamento nel sistema dell’industrie, imponendo la tassazione indiretta e diminuendo drasticamente la manodopera a vantaggio dell’automazione. Questo ha portato ad un’esponenziale diminuzione dei posti di lavoro e una dilagante disoccupazione, soprattutto nel settore dell’industria siderurgica, fino a quel momento fonte di lavoro e sostentamento dei nostri protagonisti, che si ritrovano messi in mutande, questa volta in tutti i sensi. Viene da sé che la più naturale conseguenza sia stata un periodo di forti contestazioni da parte della classe operaia, con scioperi e azioni di picchettaggio davanti alle fabbriche, spesso conclusosi con violenti scontri contro le forze di polizia (Betty dove ca**o sei adesso?!?). E’ interessante come questo controverso decennio storico abbia generato un vero e proprio filone cinematografico, denominato “cinema Thatcheriano”, nettamente a favore della classe operaia come ci raccontano celebri pellicole, vedi “Grazie signora Thatcher”, il travolgente “Billy Elliot” e lo stesso “Full Monty”.

Dicevamo di Gaz, protagonista ottimamente interpretato da Robert Carlyle (lo squilibrato Francis Begbie di Trainspotting per capirci, alla fine si ritrova in tutti i miei film preferiti), che vive di giornate passate insieme all’amico Dave tra ufficio di collocamento e furti di travi d’acciaio nelle fabbriche abbandonate per tirare avanti senza nemmeno impegnarsi troppo per dare una vera svolta alla sua vita. Ma quando viene messo alle strette di fronte all’ipotesi di perdere la podestà sul figlio adolescente, a Gaz viene un’idea tanto folle quanto geniale (o come si suol dire a Roma, “je se chiude la vena”): dare vita a uno spettacolo di spogliarello con “servizio completo” per fare soldi a palate. Per completare l’opera dovrà ovviamente coinvolgere una serie di personaggi disperati quanto lui, dal feticista di nani da giardino Gerald a Barrington “Cavallo” Mitchell dall’anca mezza fasulla.
La narrazione scorre rapida da momenti di crisi sociale ad altri di leggerezza e di commedia brillante, senza mai cadere nella volgarità. Ed è proprio questo a mio giudizio uno dei grandi punti di forza di Full Monty.
Il tema del film poteva ispirare le più basse battute adolescenziali a sfondo sessuale, ma per fortuna non siamo in Italia, e la pellicola si eleva a tutto questo, deliziandoci con divertenti gag in stile “British” mai fuori contesto.
E la colonna sonora?
Mah, niente di che, ha giusto vinto il premio Oscar come miglior colonna sonora del 1998.
Ammiccante. Folle. Pazzesca. Come fosse un cocktail inebriante, dalla prima all’ultima traccia veniamo gradualmente risucchiati nell’idea folle di Gaz, passando da uno stato iniziale di sobrietà e quasi distacco a ritrovarci completamente sbronzi in prima fila ad urlare e fare il tifo per loro.
La prima traccia a farci divertire è sicuramente “You Sexy Thing” degli Hot Chocolate, durante la quale Gaz si esibisce in una sgraziatissima e goffa prova di spogliarello. Ma ognuno ha la sua canzone, ed ecco che durante il provino del mitico Barrington “Cavallo” Mitchell iniziamo a entrare nel “mood” e a battere il piede al ritmo di “Land Of a Thousand Dances” di Wilson Pickett. Ma il bello di questa colonna sonora è che di colpo ci catapulta in un momento di intensa amicizia e complicità con la bellissima “Make Me Smile” di Steve Harley & Cockney Rebel, che accompagna la tenera fase di preparazione atletica degli Hot Metal per l’attesissimo spogliarello. Neanche il tempo di fare i seri, che ci ritroviamo di nuovo spiazzati dalla scena alle poste con “Hot Stuff” di Donna Summer, nella scena comica forse più famosa del film (anche se personalmente non la ritengo la migliore). A questo punto comincerete a sentirvi alticci, non vergognatevi se a “Rock & Roll, Part 2” di Gary Glitter avrete iniziato a immaginarvi nei panni dei protagonisti, pensando per di più “ma si, forse io sarei andato anche meglio”. Ormai il film è un fiume in piena, non potete più fermarvi, si lascia andare Dave col suo fisico “burro e salvia”, vi lasciate andare anche voi. Per gli Hot Metal è ora di andare in scena, l’anima soul di Tom Jones si impossessa di loro e di voi, le trombe annunciano “You Can Leave Your Hat On”, ed ecco che lo spogliarello parte, vi sarete alzati dalla sedia imitando forse le mosse dei protagonisti. Via i vestiti, via il cappello! Gli squattrinati organizzati avranno trovato il coraggio di farlo? Ora non vi resta che scoprirlo e poi andare a cercare un lavoro vero.

David Lindup – The Zodiac
Hot Chocolate – You Sexy Thing
Tom Jones – You Can Leave Your Hat On
M People – Moving on Up
Steve Harley & Cockney Rebel – Make Me Smile (Come Up and See Me)
Anne Dudley – The Full Monty
Anne Dudley – The Lunchbox Has Landed
Wilson Pickett – Land of a Thousand Dances
Gary Glitter – Rock & Roll, Pt. 2
Donna Summer – Hot Stuff
Sister Sledge – We Are Family
Irene Cara – Flashdance… What a Feeling
Joe Loss & His Orchestra – The Stripper

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By martinadabbondanza in Interviste