Pelin Santilli

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Ciao Pelin, come stai? Che ci racconti?
Ohhh arriva l’autunno con i funghi, il mosto nuovo e le castagne, il piccolo popolo si prepara al grande sabba, io lucido le corna del capro… niente più sabbia finissima, cocktail e palestrati depilati e tattoo inverosimili…dunque mi sento da dio ragazzi…questo è il tempo dei poeti, delle loro splendide tombe, dei film di Tim Burton e degli artisti della Lowbrow …checchè ne pensi la televisione generalista.

Cosa ci hai disegnato per la copertina di questo numero?
Ah si certo …animali mutanti e rose, il tutto immerso in un bosco innamorato d’autunno e decadenza. … il suo titolo immaginario potrebbe essere: animali mutanti e rose nel bosco d’autunno e decadenza, ma in realtà si intitola “ritratto di Norbert H. Kox” (maestro indiscusso della scena americana) mutante che si è smarrito nel bosco del suo cuore tra autunno e decadenza.

Luchadores, icone sacre, animali mutanti, rose…è il ritratto del mondo secondo gli occhi di Pelin?
Assolutamente no. Il mio mondo è oggettivo e fieramente reale…il codice che uso misterico, gnostico e sapienziale disvela quello che c’è dietro la matrix che avvolge la massa in-con-sapevole dell’uomo medio…diciamolo chiaro e tondo: questa intervista non esiste, i rettiliani si e governano il mercato dell’arte contemporanea!

Fumetti anni 70, Tattoo e Goya sono le prime cose che mi sono venute in mente vedendo i tuoi lavori. Chi consideri tuoi maestri?
Beh si la contro cultura degli anni 70 è fondamentale per la mia generazione sebbene ne abbiamo vissuto solo i riverberi. Pirati culturali come quelli là non ce ne più, peccato che i loro vascelli siano stati tutti (chi prima e chi dopo) affondati dalla corazzata del commerciale… ma non è detto che dalle paludi e dalle galere non ci sia qualcuno che si stia riorganizzando per ridare l’assalto alle splendide navi della “compagnia delle indie capitalista”. Su Goya che dire, sto lavorando da un po’ di tempo ad una rilettura delle pitture nere della quinta del sordo…una gran figata, il tattoo lo uso invece perché è di moda e la gente impazzisce per i calciatori tatuati, la figa tatuata e gli artisti tatuati. Per quanto riguarda i maestri, restando in tema degli anni settanta, come dicevano le giovani guardie rosse di Mao: “fate piazza pulita di tutti i mostri e i demoni”, “senza distruzione non c’è ricostruzione”. Io i maestri li ho mangiati tutti senza che ne riconoscessi alcuno, oggi invece è tutto un piagnisteo, corsi di specializzazione a pagamento e seicento euro al mese per campare… poracci.

Sul tuo blog ho visto un po’ di tutto, tra foto, proiezioni, performance ai limiti della body art. Non solo dipinti, quindi.
Negli anni 90 in provincia, c’era ben poco di strutturato, le distanze con le “capitali culturali” erano siderali, niente social network nè compagnie lowcost, le riviste erano poche e costose: o avevi i soldi per studiare fuori, o ti arrangiavi…e allora si creavano mondi paralleli in cui si recitava, si costruiva la scenografia e si disegnava il volantino…e a volte eri anche il pubblico, tutto in perfetta solitudine culturale. Tutto questo onanismo creativo alla lunga se non ti ha ucciso con l’eroina, ti giova, dopo cotanta autocostruzione, ogni idea, ogni capriccio della fantasia può esser messo in scena senza particolari problemi. Adesso sto lavorando ad una “cosona” con la performer Francesca Fini… l’anno prossimo a Roma ne vedrete delle belle o brutte…non lo so…a seconda dei gusti.

Ho visto una tua foto con una pipa, avevi tutta l’aria di uno che vive in una casa in mezzo al bosco,o su un peschereccio in alto mare…che rapporto hai, personale e artistico, con la città di Roma?
Ah certo, vivo parte dell’anno tra i monti dell’Abruzzo a mille metri, faccio la legna, coltivo lenticchie e distillo genziana. Quando vengo a Roma come tutti i montanari sembro Heidi quando viene strappata dalle braccia del nonno e portata a Francoforte dalla signorina Rottermeier. Ma devo dire che da quando sono un artista alla moda, va meglio, mi scarrozzano nei vari vernissage e mi ubriacano senza che io abbia mai la necessità di sapere dove mi trovo e quale metropolitana dovrò prendere per tornare a casa.

A che coordinate possiamo vedere i tuoi lavori?
Come i figli illegittimi sono sparsi un po’ ovunque…ce ne sono a Berlino in un atelier di moda & galleria (let it bleed), a Londra nel tempio della lotta libera britannica (Resistance gallery) a Zurigo al “Mopia” museo della porno arte di Zoe Corleone, a pochi passi dal cabaret Voltaire dove i dadaisti punkeggiavano giorno e notte e non facevano dormire l’esiliato Lenin, a L’Aquila tra le macerie in mostra permanente, nello studio Tattoo della mia compagna …e saccheggiati e rubati in ogni dove in Italia.

Progetti futuri e sogni nel cassetto.
Il mio sogno è andare a New York, aprire una bancarella abusiva e vendere roba per quattrocento dollari come ha fatto Banksy questa settimana….il futuro è nel chaos.

intervista di Luca Marengo

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