PigneTown #2

Nel primo numero di PigneTown me la sono cavata con una breve introduzione al quartiere, ma stavolta dovevo proprio decidere da dove cominciare questa “guida” e, onestamente, ci ho messo un pò. Alla fine ho scelto di partire da un ristorante. Perché se si tratta solo di bere una cosa, anche se non sapete quali siano i posti in cui si beve bene, un baraccio dove prendere una normalissima Nastro Azzurro lo trovate ad ogni angolo di strada. Per i ristoranti invece si va un pò più a scatola chiusa. E una cattiva cena è una di quelle cose che io non auguro a nessuno.
Ho avuto modo di constatare che chi non è pratico del quartiere generalmente finisce a mangiare o da Primo (dove si mangia bene ma non abbastanza bene da giustificare l’importo del conto) o da Necci (dove si mangia male!!!) o da Rosti (dove si mangia “senza infamia e senza lode”). Il mio preferito, invece, è Pigneto 41 (anche se, a quanto pare, il suo primato potrebbe essere minacciato da un ristorantino che ha aperto da poco e che ancora non ho testato. Rimedierò presto, stay tuned!).
Quarantuno si trova sull’isola pedonale ed ha anche i tavoli all’aperto, perciò a pranzo si può mangiare praticamente in mezzo ai banchi del mercato (cosa che, personalmente, trovo commovente) e a cena nel mezzo dello “struscio” pignetino. All’interno il locale è accogliente e arredato con gusto.
Si tratta di una trattoria moderna, pertanto nel menù – accanto a Carbonara, Amatriciana e Cacio e pepe – potete trovare piatti come Pici con crema di zucca, cipolle caramellate e pecorino, o Spaghettoni con fichi e pancetta; accanto alle bruschette classiche, quelle con ricotta e pomodori secchi, o con lardo e cipolle caramellate, o con crema di bufala e pomodorini freschi; accanto al tiramisù (fatto veramente come si deve), la Crema chantilly con sbriciolata di amaretti. Dagli antipasti al dolce, risultano sempre evidenti l’eccelsa qualità delle materie prime e la maestria dei cuochi.
Validissima la selezione dei vini.
I prezzi sono medi, inferiori a quelli di Primo, nonostante la qualità di Quarantuno sia, secondo me, superiore.
Dopo tanti elogi, devo però segnalare un difetto: nel week end i tempi di attesa sono spesso molto lunghi. La cucina non riesce a sostenere la sala piena. Nei ristoranti di una certa qualità la preparazione di alcuni piatti ha tempi che non si possono stringere. Ma proprio per questo, forse, i gestori di Quarantuno dovrebbero considerare l’ipotesi di diminuire il numero dei coperti.

Alessandro Carchidi

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