PigneTown #8

Sono le mie ultime ore a Lisbona e mentre scrivo sto mangiando un gigantesco cookie con l’uvetta, seduto a un tavolino di Starbucks, al Rossìo. Nel pieno rispetto del cliché sulle partenze malinconiche, fuori sta pioviccicando e il cielo è cupo.
L’idea di buttare giù due righe su questo viaggio mi è venuta ieri sera, mentre bevevo una birretta in uno dei tanti bar di Cais do Sodrè. Ad un certo punto mi è anche venuto in mente il racconto del viaggio in Europa che fa quel ragazzotto americano in “Le regole dell’attrazione” , film adolescenziale ma carino, che rimarrà per sempre nella mia memoria più che altro perché il protagonista è interpretato da Dawson…di Dawson’s-creek, che qui fa la parte del cattivo e – attenzione attenzione! – gli viene pure bene. Ma quello raccontato nel film è un viaggio “da film”, durato un’estate intera e attraverso tutta l’Europa, mentre il mio è poco più di un week end lungo tra amici. Un paio di cose, però, le voglio scrivere comunque.
Andiamo con ordine. Come da programma sono arrivato in aereo a Madrid venerdì mattina. Lì avrei incontrato alcuni amici madrileni – Rebeca, Patrizia, Rosa e Gabriel – e avrei proseguito in macchina con loro fino a Lisbona, fermandoci a cena in una cittadina dell’ovest della Spagna che Rebe diceva essere stupenda.
Nella mezza giornata trascorsa a Madrid ho preso la metro un paio di volte ed ho scoperto con rammarico di non essere abbastanza intelligente da riuscire a comprare un biglietto dalle macchinette automatiche senza l’aiuto del personale. Amarezza.
Ad ogni modo abbiamo imboccato l’Autovìa A-5 per Lisbona intorno alle 8, avvolti dal colorato tramonto madrileno. Siamo arrivati a Mèrida (una curiosità per gli amanti del Gladiatore: il personaggio interpretato da Russel Crowe si chiamava “Merìdio” proprio perché veniva da Mèrida) intorno a mezzanotte. Il centro di questa cittadina in effetti è incantevole, anche se la parte periferica è brutta ad alti livelli. Giusto il tempo di due giri di tapas e birre nella splendida piazza principale, e ci siamo rimessi in macchina. Quando siamo arrivati a Lisbona erano già le tre – le quattro in Italia e Spagna -, avevamo avuto una giornata intensa e nessuno di noi aveva dormito molto la notte precedente (io dal letto non c’ero neanche passato). Ma cose del genere non bastano a fermare due come me e Rebe: il tempo di infilarci una maglietta pulita ed eravamo già per strada insieme a Rosa. Patri e Gabi invece sono andati a dormire. Prima di uscire si era detto “giusto una birretta, poi a nanna”, dopo una ventina di minuti eravamo in una discoteca e io ero in piedi sulle spalle di un perfetto sconosciuto che aveva deciso di portarmi in trionfo al di sopra della folla, non si sa bene per quale motivo. Lisbona mi aveva già conquistato: eravamo appena arrivati in città, siamo entrati in un posto a caso (cosa che a Roma è quasi una garanzia di fallimento) e ci siamo ritrovati in questo locale carinissimo (messaggio promozionale: si chiama Musicbox), con techno di ottima qualità e un ambiente gioioso e rilassato. Continuavo a fare il paragone con Roma, dove in luoghi del genere di solito c’è un ambiente che, personalmente, me leva la voja de vive. Questo paragone – per altri aspetti, non legati alla vita notturna – ho continuato a farlo per tutta la mia permanenza. Insomma, nel mio immaginario il Portogallo era un Paese arretrato, più dell’Italia. Le impressioni che ho avuto, invece, mi hanno fatto maturare la convinzione opposta. Certo, si parla solo di impressioni, raccolte in appena quattro giorni. Ma io inizio a pensare che oggi, anno 2014, non ci sia un Paese più arretrato dell’Italia in tutta l’Europa occidentale.
Sabato abbiamo iniziato ad andare a zonzo per il centro. Che poi, sostanzialmente, è quello che abbiamo fatto anche nei giorni seguenti. Probabilmente questo atteggiamento un pò troppo “casual” ci ha fatto perdere tante delle cose che Lisbona può offrire. Ma gironzolare senza meta per questa città è stato stupendo. L’ho trovata molto bella, e bella esattamente nel modo in cui te la immagini: colorata, mediterranea, con i vecchi tram che si arrampicano sulle stradine scoscese, il fiume Tajo che di tanto in tanto sbuca negli scorci che ammiri dal Bairro Alto. E poi il dettaglio che forse ho apprezzato maggiormente: gli azulejos, le piastrelle colorate di ceramica decorata che ricoprono gran parte dei vecchi palazzetti.
La sera siamo andati al Lux Fràgil, credo la discoteca più famosa di Lisbona. Ero diffidente. Troppo famosa, troppo grande, “sarà una cafonata” pensavo. E sbagliavo. Cioè, in effetti il design interno talvolta sconfina nel pacchiano, ma quella sera – sabato sera! – c’era buona musica e gente carina. E poi ballare sulla grande terrazza a cielo aperto che affaccia sul fiume non è affatto male.
Il giorno dopo, causa eccessi alcolici della sera prima, ho dormito un’oretta in più degli altri, perciò li ho raggiunti direttamente alla storica pasticceria di Belèm. Per guadagnare tempo ho preso un taxi. Non l’avessi mai fatto. Il tipo al volante era un pazzo scatenato che faceva sembrare i tassisti napoletani dei guidatori accorti e timorati di dio, e che commentava compiaciuto le sue manovre criminali con frasi tipo “I’m faster than Cristiano Ronaldo”, seguite da una risatina malefica. Ero ormai rassegnato alla morte, invece sono arrivato di fronte alla pasticceria illeso, e fortunatamente le pastèis de Belèm sono così buone che per mangiarle vale la pena anche rischiare la vita su un taxi guidato da un mitomane.
L’ultimo giorno sono rimasto da solo, i madrileni dovevano tornare a lavoro. Così nel pomeriggio sono andato alla LX Factory, ad Alcantara. Alcantara, volendo, è un pò “il Pigneto di Lisbona”: fuori dal centro storico, ex quartiere operaio nel quale ora gli autoctoni si mescolano con giovani artisti e immigrati. La cornice è colorata e vivace – immancabili i murales extra large in stile “Blu” (o forse realizzati proprio da lui, non lo so), che ormai decorano praticamente ogni quartiere gentrificato d’Europa.
La LX Factory è probabilmente il posto più cool di Lisbona, nonché la roccaforte hipster della città. E’ un ex complesso industriale che ora ospita laboratori di artisti e artigiani, start-up, ristorantini e una libreria che è stata giustamente definita “un atto d’amore verso la carta stampata” dal sito Nuok. E di domenica ospita anche un mercatino delle pulci meraviglioso. O almeno così pare…io – che dio mi fulmini! – non ci sono andato.
La sera sono andato a cena in un ristorante vicino al Castello di São Jorge, dal quale si vedeva tutta la città. Dopodichè volevo tornare a Cais do Sodrè ma nel tragitto mi sono perso per i vicoli del quartiere arabo di Alfama. A costo di dire una banalità: perdere completamente l’orientamento nei vicoli di una città bellissima e sconosciuta, mi ha fatto sentire per qualche minuto veramente libero. Poi però mi è venuto in mente quel ridicolo spot della BMW che dice “Sei ancora capace di perderti?” e di colpo è svanita la magia.
Ed eccoci tornati al punto di partenza. Stavo bevendo la mia birra a Cais do Sodrè ed iniziando a valutare l’idea di raccontare questo viaggio, quando si siede al tavolo accanto al mio un ragazzo sulla trentina, l’aria simpatica. Mi fa: “Hello my friend”. E da quel momento in poi è stato un confronto ai vertici tra chiacchieroni professionisti (lui era peggio di me, lo giuro). Così mi dice che è un musicista Jazz, che è portoghese ma vive a Lisbona solo da qualche anno. Io gli parlo del mio viaggio, di Roma, del mio lavoro, e di chissà cos’altro. Più tardi sarebbe andato con alcuni amici a vedere una jam session di Jazz e ha detto che gli avrebbe fatto piacere se fossi andato con loro. Naturalmente ho accettato subito. Così, ad un certo punto della serata mi sono reso conto che stavo ascoltando dell’ottimo jazz, in un piccolo locale di Lisbona, con un gruppo di musicisti del luogo conosciuti per caso. E in quel momento ho pensato di essere un ragazzo fortunato.
Queste ultime righe le sto scrivendo dall’aeroporto di Lisbona. Fino a 5 minuti fa non sapevo ancora come sarei arrivato da Fiumicino al Pigneto, dato che probabilmente arriveremo troppo tardi per prendere l’ultimo trenino. Così ho chiesto a due ragazzi seduti accanto a me come si fossero organizzati loro. “Noi abbiamo lasciato la macchina all’aeroporto. Anzi, se vuoi ti diamo un passaggio dentro Roma…non so se ti venga comodo, ma noi abitiamo al Pigneto…”. Si, sono un ragazzo fortunato…

Comments

Altri contenuti

Interessanti

Intervista

inspire, connect, build

By martinadabbondanza in Interviste