Gennaro Miano e le retròciclette

Ciao Gennaro, come va? Che ci dici di bello?
Ciao! Vi dico che sembra essere ufficialmente terminata la stagione delle bici. Ed aggiungo, purtroppo!! La stagione delle biciclette dovrebbe durare di più. Anzi, non dovrebbe mai concludersi. La bici non è mica solo un passatempo o un fenomeno stagionale: è, a tutti gli effetti, un mezzo di spostamento. Pure tra i più comodi!

Raccontaci, alla velocità di una bicicletta tanto non c’è fretta, del tuo interessante percorso di vita, che dalla tecnologia ti ha portato fino alle RetròCiclette, passando per Taranto, il Sudamerica, l’India…
La mia è una storia fortunata, iniziata a Torino dopo l’università. Contro ogni aspettativa ho trovato un lavoro a Taranto (andando controcorrente rispetto a tanti amici che erano costretti a spostarsi per trovare qualcosa). Dopo qualche anno, è tornato a farsi sentire il richiamo del viaggio e mi sono trasferito a Milano, dove ho iniziato a lavorare per la Nokia. E’ stato un percorso durato quasi un decennio, che mi ha regalato grandi soddisfazioni e mi ha permesso di viaggiare moltissimo, vivendo in Finlandia, a Singapore e in Sudamerica. Poi, una serie di contingenze mi hanno fatto venir voglia di cambiare ulteriormente piani e si è andata delineando l’idea del cosiddetto “downshifting”. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa di più lento, di cambiare il mio ritmo. Con il pretesto di approfondire la passione per l’Ayurveda, a cui mi ero avvicinato già qui in Italia, sono partito per l’India. Ed è qui che compare la bicicletta: è diventata una presenza costante nella mia quotidianità indiana. In Italia, avevo scordato la bicicletta, assuefatto com’ero ad uno stile di vita rapido e alle comodità cittadine. Mentre in India, la bici è a tutti gli effetti il mezzo di trasporto più comune e se ne vedono tantissime in giro, estremamente belle ed eleganti nel loro design retrò ed elementare. È bastato allontanarsi dalla routine per tornare ad essere stregato dalla bicicletta (la usavo ogni giorno e per ogni spostamento). Così, una volta rientrato in Italia, insieme con la statua di Ganesha, ho imbarcato con me anche una bicicletta (che adesso è gelosamente custodita a Taranto).
Ed è proprio ritornando a Roma, che la mia “vena manageriale” ha iniziato a maturare l’idea delle RetròCiclette: tutti i miei amici, rimanevano incantati guardando la mia bici indiana e mi chiedevano come procurarsene una. In effetti in Italia le biciclette da passeggio, quelle vecchia maniera, senza marce, sono alquanto costose e rappresentano quasi un lusso (come la casa al mare). Animato da questa nuovo progetto (io, che mi vedevo già maestro di ayurveda ho repentinamente cambiato i miei piani) ho incontrato il managing director sikh di una grossa casa produttrice di biciclette indiane e dopo alcune trattative ha iniziato a credere anche lui nella fattibilità della mia idea, offrendomi un trattamento di favore: avrei avuto le mie biciclette ad un prezzo competitivo, in modo da poterle rivendere in Italia, in esclusiva, ad un prezzo low-cost. Ed è qui che ha avuto inizio la storia di RetròCiclette, i cicli di una volta ai prezzi di una volta…

Tour ciclabile della città che preferisci?
Devo dire di essere un aficionado dei tour ciclabili romani. Con un amico, abbiamo preso l’abitudine di organizzare settimanalmente dei giri per la capitale (n.d.a. chiunque fosse interessato può trovare le informazioni su Fotociclando) in sella ad una bicicletta ed armati di macchina fotografica. Pedalare da soli o in piccoli gruppi ti permette di riscoprire la città in maniera nuova, adottando una prospettiva diversa e accorgendosi di angoli altrimenti nascosti. Il mio tour preferito è probabilmente quello che partendo da Circo Massimo, passa da porta San Sebastiano, percorrendo poi l’Appia Antica, dalle catacombe fino al Raccordo. È un tour indietro nel tempo.
Mi piace molto anche pedalare sulla ciclabile del Tevere, vedendo Roma dal basso. Non c’è niente di più bello che percorrere la città alla velocità di una bicicletta. Con lo scooter si finisce per ridurre il tragitto da un punto di partenza ad un punto di arrivo, mentre con la bici ogni volta è un vero e proprio viaggio. In più si ritrova quella dimensione fanciullesca di cui spesso ci dimentichiamo (l’emozione di prendere contromano le strade o di andare in discesa senza tenere i piedi sui pedali).

Domanda scomoda: bici con o senza casco?
Ovviamente bici senza……CON il casco! La verità è che mi sto decidendo a comprarlo, perché in bicicletta si cade. Quindi viva il casco.

Una cosa che ti piace e una che non ti piace di Roma.
Rimanendo in tema, non mi piace per niente l’invasione delle auto nel centro storico. Si assiste increduli ad un fenomeno di “abbruttimento” delle zone archeologiche. Quanto sarebbe bello un centro ciclabile! Ovviamente è una trasformazione che richiede tempo, ma perché non provarci?
Quello che mi piace, che poi è il motivo per cui vivo a Roma, è questa atmosfera accogliente, quasi magica. E’ questa sensazione non definibile, per cui quando qualcuno che vive a Roma si lamenta e gli si chiede “perché allora non te ne vai?”, lo porta a dire “perché mi piace troppo potermi godere le vie del centro storico e tornare a casa dopo una serata all’aria aperta anche l’inverno”.

Sogni nel cassetto? Progetti per il futuro?
Progetto bici!!!! Che quest’idea delle RetròCiclette ne faccia nascere delle altre che portino ad incrementare più che esponenzialmente l’uso della bicicletta e ad iniettare più due-ruote possibili nel contesto cittadino. Tutti a pedalare!

intervista di Luisa De Simone

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By martinadabbondanza in Interviste



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