Simone Avincola

Ciao Simone, come stai? Che ci racconti di bello?
Ciao LeCool, di bello c’è sicuramente l’uscita del mio secondo album KM28 del quale sono davvero soddisfatto e che abbiamo presentato con un concertone all’Auditorium Parco della Musica. E’ stato molto bello e ci siamo fatti accompagnare dall’opera esposta sul palco “Pace in città” di Fabio Massimo Caruso e dalla magnifica teatralità di Luca Di Giovanni. Il pubblico è stato meraviglioso. Un live di quel tipo ci ha dato la spinta giusta per affrontare questo nuovo viaggio.

Partiamo dalla tua nuova creatura musicale, Km28,  presentaci quest’album.
E’ un album di canzoni scritte quasi tutte recentemente in un periodo di viaggi. Mi capitava spesso di percorrere con la macchina la Roma-Fiumicino, la Cassia Veientana, il Grande Raccordo Anulare e mi fermavo spesso nelle piazzole degli Autogrill. E’ proprio lì che sono nate le canzoni, tra l’asfalto, le pompe di benzina e la gente che beveva caffè. L’album  è stato registrato e mixato da Antonio Cece (Helikonia Indi SRL) e tra i brani  ho deciso all’ultimo momento di inserire anche #FamoseNserfi , canzone nata con la collaborazione con quel geniaccio di Fiorello.

Nelle tue canzoni emerge tanta romanità, ma anche dei rimandi ai film Western: è una tua grande passione?
Diciamo che ultimamente mi sono appassionato molto al folk western e a tutte quelle sonorità che riescono a trascinare con forza chi ascolta, mischiando il sound acustico, che mi ha sempre accompagnato musicalmente, insieme all’elettricità di strumenti elettrici e a volte elettronici. Roma Far West, ispirata al documentario di Gianfranco Pannone “L’America a Roma”, è sicuramente il pezzo che più si avvicina alle sonorità western, ma in effetti quasi tutto il disco gravita su quel tipo di folk.

Sono curioso, come nascono i testi di un cantautore?
Non c’è una regola. Posso parlarti di come nascono i miei. Quando meno me lo aspetto mi vengono a bussare. Bisogna essere molto bravi ad aprire la porta pian pianino per non farli spaventare e allo stesso tempo tenerli a bada. Non mi metto mai “a tavolino” per scrivere una canzone. Sarebbe un’azione vuota e priva di poesia. Anche per questo mi capita di stare quasi un anno senza scrivere nulla, ma prima o poi tornano sempre!

Che cosa ami di più della città di Roma?
Amo i quartieri popolari e credo che non vengano valorizzati abbastanza. Tra le mura della Garbatella, dove abito, si respira una pace e una bellezza architettonica da togliere il fiato: basta intrufolarsi nei cortili per capire che Roma non è solo quella di Piazza Navona o dei Fori Imperiali.

Parlaci della tua band: chi sono i tuoi compagni di viaggio?
Tutto è cominciato con Matteo “Alpes” Alparone (basso): ci siamo conosciuti alla Scuola Popolare di Musica di Testaccio e subito dopo, in un capodanno di cui ricordo pochissimo – dato l’alto tasso alcolico – , ho conosciuto Edoardo Petretti (pianoforte, tastiere, fisarmonica).  Edoardo è sicuramente uno dei pianisti più bravi a Roma. Ha curato sempre gli arrangiamenti delle mie canzoni in modo attento e funzionale, riesce sempre a rispettare le parole dei pezzi e a fargli indossare i vestiti più adatti. Matteo, oltre ad essere un bassista di altissimo livello ha un gusto che combacia perfettamente con lo stile dei miei brani; poi è il geniaccio del gruppo: si occupa anche delle questioni tecniche e ha realizzato il montaggio del mio docu-film su Stefano Rosso. Noi tre abbiamo suonato davvero dappertutto. Potremmo scrivere un libro su tutte le vicende pazzesche, belle ma spesso deliranti che abbiamo vissuto. Ad oggi nella Band ci sono anche Stefano Ciuffi (chitarre) che ho avuto la fortuna di conoscere grazie a Edoardo: è un professionista, un virtuoso ma più importante di questo è un chitarrista che ha molto gusto ed un ottimo arrangiatore. Luca Monaldi (batteria) è con noi da pochissimo, molto giovane ma  davvero formidabile, sono sicuro che tutti sentiranno parlare molto presto di lui. Desidero ringraziare Edoardo Vanni che, oltre a comparire ogni volta nelle vesti dei personaggi più bizzarri dei miei videoclip, è colui si sta occupando con dedizione e vero amore a tutta la questione logistica del progetto.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto e i programmi futuri?
Ti dico in piena sincerità che non credo molto al futuro. Cerco come posso di vivermi al meglio il presente con tutte le difficoltà che questo comporta. Una bellissima canzone di Guccini dice: “ogni giorno riapro i vetri e alzo le vele, se posso prendo, quando perdo non sto lì a mandar giù fiele e non mi svendo”. Ecco.

 

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By martinadabbondanza in Interviste



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