Fabrizio Russo

Ciao Fabrizio! Raccontaci tutto dall’inizio, quando, come e perché sei diventato gallerista? Ho idea che tu sia un “figlio d’arte” nel senso più vero della parola…
Era il 1984 quando improvvisamente mi ritrovai in questo mondo.
Avevo vent’anni e mio padre non mi fece certamente sconti.

Cultura, creatività, intraprendenza, gusto, senso degli affari, tutto questo è d’obbligo nel tuo lavoro. Lo è anche un background privilegiato?
Assolutamente si. Ho sempre avuto la convinzione che la retina si abitua agli elementi che la circondano, siano essi belli o brutti, ed il gusto personale si parametra inevitabilmente alle sollecitazioni emozionali della quotidianità.

La vita degli artisti, all’apparenza così elettrizzante, non è in realtà tutta rosa e fiori. E quella dei galleristi?
Assolutamente no! Ho iniziato a muovere i primi passi professionali in un mondo dove non esisteva internet, tutto era più tranquillo e si aveva la possibilità di condurre una vita non frenetica come quella che siamo obbligati a seguire oggi. Al giorno d’oggi si pensa che in questo lavoro giri tutto intorno agli opening a base di bollicine e tartine .. ma non è così.

I frequentatori di certe gallerie sono in genere una piccola èlite… Una mostra come “Shakespeare in Rome” serve anche per coinvolgere i non addetti ai lavori?
Certamente queste sono le nostre aspettative. Un pubblico sempre più ampio, entusiasta e partecipe è la nostra principale gratificazione.

Studiare, viaggiare, fare gavetta… Questo e cosa altro si può consigliare a un ragazzo che sogni di lavorare in una galleria?
Umiltà condita da tanta pazienza. Saper ascoltare, imparare a leggere le opere in pochi secondi e promuoverle o bocciarle rapidamente, poiché se ritorni sul tuo pensiero, il più delle volte sbagli. Perdersi nei musei, cibarsi dell’arte il più possibile ed in tutte le sue forme, andare a vedere mostre anche se non tutte stimolano la nostra curiosità perché non si sa mai, dietro l’angolo potrebbe nascondersi una folgorazione improvvisa.

E a un giovane artista, per districarsi nel mondo dell’arte?
Lavoro, tanto lavoro, metodo, professionalità e una vita regolare (anche se può sembrare un paradosso). A maggior ragione gli artisti devono vedere ed assorbire quante più opere musealizzate possibile, liberandosi dalla paura del confronto con i grandi maestri del passato, così da farne dei punti di riferimento assoluti. Il compito di questi grandi capolavori è quello di lasciare un segno profondo nell’animo dell’artista che verrà guidato per rinnovare ancora una volta il mondo dell’arte.

Come scegli gli artisti da portare alla Galleria Russo?
Spesso seguo i consigli di critici d’arte vicini alla galleria, questa infatti è una parte del loro mestiere; mentre altre volte ne sono immediatamente conquistato, affascinato e rapito, decidendo di promuovere il loro talento.

C’è un artista che oggi ti penti di esserti lasciato scappare?
Si: Paolo Picozza. Penso che durante i dieci anni che lo ho seguito/ inseguito sarei dovuto essere più insistente. Regole deontologiche me lo hanno proibito e, con dispiacere, Paolo ci ha lasciato a soli 39 anni. Roma ed il Paese hanno perso un grandissimo artista.

E uno che, voluto contro tutto e tutti, si è rivelato poi vincente?
Enrico Benetta, un grande, soli 39 anni e ancora pieno di cose da esprimere e comunicare.

L’artista irraggiungibile che corteggi da più tempo
Mi sono già dichiarato… non va bene insister troppo… I santi si pregano in chiesa…

E il tuo fiore all’occhiello?
Gli otto anni di sodalizio con Massimo Giannoni.
Una ricca serie di mostre tra le antologiche pubbliche, le personali nelle gallerie di Roma, Milano, e Istanbul, i cataloghi, le monografie ed i successi in aste internazionali; insomma, otto anni da incorniciare!

Due parole sul mitico mondo dei collezionisti…
Ho avuto la fortuna di conoscere gli ultimi protagonisti di un mondo dove l’acquisizione era l’appagamento del senso di possesso ed il naturale approdo ad un approfondimento culturale. Oggi, purtroppo, il mondo del collezionismo segue troppo il concetto di speculazione, tranne che per rarissime eccezioni.
A mio avviso si è persa l’idea fondamentale, parlare del “decantato della cultura di un popolo“. Mi rifiuto di accettare l’idea che tutto si risolva in un prodotto analogo a quello borsistico.

Uli Sigg, Charles Saatchi, Budi Tek…chi di loro inviteresti a cena per carpirgli qualche segreto?
Come ho lasciato intendere, vado contro corrente, per questo inviterei Claudio ed Elena Cerasi, veri appassionati d’arte, cultori sensibili e delicati, sempre attenti a incoraggiare un mondo meraviglioso.

Koons, Hirst, Johns…un’opera di quale di questi artisti vorresti in casa?
Assolutamente Jasper Johns: un artista di vera rottura che, insieme ad i suoi compagni Robert Raushemberg, Jakson Pollock, Willem de Kooning e sotto la guida di un grandissimo professionista come Leo Castelli, rivoluzionarono il mondo dell’arte del secondo dopoguerra.

Dunque, riassumendo, “Your Name is Fabrizio Russo and You are an Artoholic”. E’ così?
Infinitamente, immensamente, perdutamente innamorato d’arte!

Patrizia Tagliamonte

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