Giacomo Pucci – “Prima un passo”

Ciao Giacomo come stai? Che ci racconti di bello?
Benone! Teso, curioso e impreparato, come al solito, è un periodo di grande fermento. La voglia di buttarmi in questa nuova avventura è tanta però. È come la rincorsa per un tuffo, passi certi in punta di piedi.

Sei alla prima pubblicazione di una raccolta di tuoi racconti, che effetto ti fa?
A dire il vero sono un po’ disorientato, non ho molti strumenti per prendere le misure stavolta, per mettere toppe o trovare vie preferenziali, per cui semplicemente aspetto di vedere quello che uscirà da questa esperienza, entrandoci senza pensarci troppo. Mi accende ed entusiasma tantissimo, mi affascina la possibilità di poter portare per mano il lettore, di fargli conoscere quel che di prezioso ho trovato nascosto sotto la suola delle scarpe. Credo sia un esordio onesto, forse acerbo, ma di sicuro sorpreso, perché cerca col tatto l’ordito della quotidianità nei suoi risvolti più paradossali, ironici e surreali.

Adoriamo la copertina del tuo libro che ci hai mostrato in anteprima! So anche che ha per te un significato molto speciale…
Sì, alla copertina tengo moltissimo. L’ha disegnata mio padre, a cui devo molto della mia immaginazione e non solo, perché è stato – ed è – un po’ il prestigiatore che da bambino faceva comparire biglie da dietro l’orecchio, un maestro di prospettive in un certo senso – per questo poi fa lo scenografo di mestiere. Oltre a questo la trovo molto evocativa. A guardarla così, di primo acchito, ha per soggetti degli elementi molto semplici: dei bambini che guardano una casa, con lo sfondo di un viale alberato, al chiaro di luna. Mi piace molto però – e questa è una costante dei racconti – buttare in mezzo dei dettagli che scardinano tutti i parametri di valutazione, che lasciano un po’ interdetti, per questo una balena sbuffa stelle e la casa è sollevata: è la sorpresa di trovarsi estraneo anche vicino casa, di stupirsi anche delle cose più familiari, che è la sfida più difficile.

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Come mai hai deciso di esordire con un insieme di racconti piuttosto che un romanzo? Qual è il tema principale delle tue storie?
Credo che ogni storia abbia una sua “durata” narrativa, una sua propria gittata. Certe storie durano migliaia di pagine, altre solamente tre o addirittura una. In questi anni il racconto è stata la forma più adatta, non so dire bene il perché ma il colpo atterrava lì, raggiungeva il bersaglio in quella manciata di pagine. La raccolta è molto eterogenea, ma in sostanza parla di quello che ho detto nella domanda precedente, di una strada per lo stupore, per questo si intitola Prima un passo.

In tempi come questi è difficile per un giovane creativo riuscire a trovare la propria strada però nonostante questo sei riuscito a trovare qualcuno che ti sostenesse in questo progetto…
Sì, il libro è stato editato da L’erudita, marchio editoriale con cui ho avuto l’occasione di lavorare anche in altra veste. L’erudita è una realtà dinamica, fresca, che vuole portare i libri fuori dalle librerie e dai salotti, che cerca e investe – per quanto può – soprattutto sugli esordienti. Io sinceramente mi sono trovato benissimo, accolto e supportato dal primo giorno da un team preparatissimo e molto disponibile. Per quanto riguarda il resto, credo che sia interesse di tutti gli editori scovare nuove voci, purtroppo però il mercato è talmente saturo che diventa difficile farsi notare, nessuno lo fa con cattive intenzioni, ci si muove su un terreno scivoloso e precario, specie per la piccola editoria. Tocca darsi da fare.

Roma è la città in cui vivi e lavori, è per te fonte di ispirazione?
Sono follemente innamorato di Roma (e della Roma), della sua frenesia e delle sue rughe, perché è paradossale come il tono delle storie che preferisco, “stupenda e misera” direbbe Pasolini. È piena di spunti, atmosfere e storie tragicomiche.

Progetti futuri e sogni nel cassetto?
Come ho già detto, è un tempo di particolare fermento, in cui bollono tante cose in pentola, non solo per il lavoro. “Prima un passo” è il ritornello che mi ripeto più spesso, perché farei di tutto e non mi fermerei un momento, e tante volte corro un po’ a vuoto. Spero di continuare a scrivere, di poter maturare e crescere come uomo e narratore, che tanto l’altezza rimane quella (ride).
Vedremo, di avventure certo non voglio solo scriverne.
Prima un passo.

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