Gian Paolo Renzi Pari

Ciao Gian Paolo! Come va? Che ci racconti?
Beh che dire … mi sento elettrico, eccitato.  Proprio ieri ho ultimato la performance ad Artissima 2016 e ha avuto un gran successo. E’ alla sua quarta edizione e, come spesso accade, mi riempie di stimoli per proseguire a lavorare.  Vivo un bel periodo in cui ho incontrato molte persone interessanti, davvero non c’è nulla di cui possa lamentarmi.

Iniziamo subito a farci gli affari tuoi, che ne dici? Ti va di raccontarci qualcosa di te e di dirci cosa fai?
Non so bene da dove iniziare, vediamo un po’… ecco si… iniziamo dalla fine, da quest’ultima avventura… è sempre la cosa migliore del resto.

Sono mesi ormai che sto portando questo mio lavoro nelle principali fiere d’arte contemporanea d’Europa. Ho visitato Artefiera Bologna, Art Basel, Frieze a Londra ed ora, come vedi, mi rilasso un po’ dopo aver appena ultimato l’edizione per Artissima 2016. E’ una performance interattiva che cresce nel tempo grazie al contributo dei partecipanti e ad ogni contatto cresce anche la mia consapevolezza, la prima presenza e il desiderio di visitare altre fiere.  Uso il termine visitare perché io giro liberamente tra i corridoi come semplice visitatore interessato come gli altri ad osservare le opere presenti.

Il tutto inizia il primo giorno della manifestazione quando mi posiziono il primo bollino rosso sul viso. Normalmente questi bollini vengono applicati dai galleristi per testimoniare che un’opera è stata venduta. Io quindi, ormai ‘venduto’ la prima volta, continuo a girare la fiera finché qualcuno incuriosito non mi ferma chiedendomi cosa succede sul mio volto … in quel preciso momento avviene un secondo livello di interazione che svela i significati racchiusi nel mio lavoro. Fino a quel momento scambiavo solo sguardi e sorrisi, quando invece avviene una domanda, un’interazione verbale più chiara e decisa chiedo alla persona interessata se vuole ‘comprarmi’ e applicare un ulteriore bollino. Dopo un primo momento di incertezza le persone si mettono a ridere ed introduco il lavoro, spiego alcuni aspetti e lascio loro un ricordo. Non voglio qui dire cosa lascio perché potrei rovinare la sorpresa ai possibili futuri partecipanti, posso comunque anticipare alle persone che ora ci stanno leggendo che lascio ‘una parte di me’ che i partecipanti porteranno a casa con loro. Dopotutto mi hanno comprato!

Non mi addentro nello spiegare le motivazioni che mi hanno mosso per il semplice motivo che sono molte, a volte anche tediose, e poi credo che non sia compito di un artista quello di spiegare la propria opera e non vorrei levare del lavoro a critici e curatori, già scarseggia abbastanza.

Aggiungo solamente che ad ogni fiera rilascio un dato statistico sulle differenti interazioni che sono avvenute per riassumere il mio lavoro.

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Come si è sviluppata la tua vocazione artistica? Hai sempre sentito di voler fare l’artista oppure è una parte di te che ha avuto bisogno di tempo per uscire fuori?
Credo di esser nato per questo, per creare nuovi, diversi angoli da cui vedere il mondo, nuove prospettive, una sorta di sguardo laterale. Non so se è questo a rendermi Artista, sicuramente amo rimescolare le carte, far pensare, incuriosire. Essere artista è una pratica quotidiana, non so bene dove inizi la mia vita e finisca il “fare Arte” forse col tempo lo capirò. Nel mentre faccio!

Dopo gli studi di geologia ho fatto molti lavori diversi accompagnato sempre dalla mia macchina fotografica. Ho lavorato anche come fotografo realizzando reportage e servizi per dei quotidiani, ma erano sempre scuse per poter scattare, avevo un rapporto quasi simbiotico con l’apparecchio fotografico. Sentivo però che dovevo uscire dal frame fotografico per abbracciare nuove forme, nuovi percorsi.  Iniziai cosi qualche anno fa a dipingere ma dalla pittura sono velocemente passato ad utilizzare altri mezzi. Abbandonare la fotografia per passare ad una tela non era sufficiente, non era poi così diverso. Incominciai allora a creare i primi oggetti inutili, le prime sculture e le prime installazioni, approdare alla performance era l’ultimo inevitabile passaggio. Non mi definisco però un performer, innanzitutto odio le definizioni, già adesso che ci penso mi viene l’orticaria, e sicuramente non è, né sarà mai, il mio unico agire.

Credo però che per rispondere interamente alla tua domanda non posso omettere un evento determinante che mi ha cambiato. Qualche anno fa ho conosciuto per la prima volta il mio padre biologico. Ciò ha causato un vero terremoto nella mia vita da cui è uscita fuori la determinazione che mi mancava e che avevo soffocato per troppo tempo. Un terremoto è sì distruttivo ma crea anche nuove possibilità, nuovo spazio, un terreno fertile dove poter far germogliare nuove piante che prima non pensavamo di poter far crescere. Da allora capii che l’arte contemporanea, fino ad allora sempre goduta solo come osservatore, era la mia vera strada. Potrei continuare elencando gli artisti conosciuti che maggiormente hanno influenzato il mio lavoro e il mio pensiero, ma poi gli altri chi li sente! … (ride)

Ci siamo informati un po’, e siamo rimasti colpiti dai tuoi studi che spaziano dal campo scientifico a quello fotografico. Sono il frutto di passioni che ti rispecchiano o il risultato di cambiamenti nel corso della vita?
Sono una persona molto curiosa, vedo punti interrogativi ovunque … a volte grandi o minuscoli, a volte timidi o perfino aggressivi. Ne ero sopraffatto fino poi a decidere di mettermi l’anima in pace e di diventarci amico … l’altro giorno ne trovai uno molto grande al bar e quasi gli offrivo un caffè.

L’amore per le scienze me lo ha trasmesso mio padre, sempre laborioso ma che mai ha smesso di insegnarmi e alleviare la mia infinita curiosità. Per rispondere alla tua domanda, a mio avviso, tutto è frutto di passioni, almeno quello che poi ci rimane dentro. Se non fosse così ce lo saremo già dimenticato e non ci avrebbe neanche incuriosito a suo tempo.  Questa mia curiosità vorace a volte mi rende incoerente ma è normale contenere moltitudini, possedere diversi aspetti anche contraddittori tra loro, bisogna solo imparare a conviverci nel modo giusto e, se ci si riesce, trasformarli in benzina per non fermarsi mai.

Se non sbaglio vieni da una famiglia di artisti e musicisti giusto? Quanto ha influito questo nel tuo lavoro e soprattutto, pensi che la tua strada sarebbe stata la stessa se non avessi avuto alle spalle questo patrimonio personale?
Mi chiedi una cosa difficile, proprio non saprei come sarebbe potuta esser diversa la mia strada se fossi nato e cresciuto in un diverso contesto.  Credo nessuno possa rispondere veramente alla tua domanda.

Sarebbe stato diverso? Certo assolutamente!   Vedi, mi contraddico…

Mia madre, insegnante di figura e scrittrice, i miei zii chi matematico e scacchista, chi filosofo, chi semplicemente folle, mio nonno, compositore e direttore d’orchestra, ma anche i miei amici fino ad arrivare a te che mi intervisti adesso, tutti hanno contribuito e tutti contribuiscono.

Anche la mia performance parla di questo… cresce nel tempo grazie al contributo di tanti… di estranei che forse non rivedrò mai. Credo fermamente negli estranei. Sono molto importanti per me, come io lo sono per loro. Anche ora che parliamo stiamo usando parole che non abbiamo inventato noi, vestiamo capi creati da persone di cui non sappiamo niente, sono ovunque, è un continuo! non se ne può più! … (ride).

Dire che una tal cosa mi ha influenzato più di altre sarebbe un’ipocrisia. Per esempio in Arte spesso vengo catturato da lavori che ritengo brutti e inutili, lontani da me, ma son proprio loro che spesso solcano maggiormente il mio gusto, il mio fare e sono sempre loro che mi insegnano di più e mi fanno venire fuori domande a cui trovare risposta. Non posso farci niente, è così.

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Parlaci un po’ del tuo lavoro e delle tue collaborazioni.
Il mio lavoro? Quale lavoro? Faccio l’artista! Non è un lavoro é la peggiore delle disoccupazioni… hai un’idea, la mangi, la digerisci, la maggior parte delle volte la cestini altre volte tiri direttamente lo scarico del bagno. E’ un gioco al massacro, una partita a scacchi con un grande avversario, forse l’unico, se stessi.

Io per aiutarmi a non soccombere sfogo molta della mia creatività sui quaderni di appunti dove provo a liberarmi delle tante idee che mi vengono, ma se mi rimane in testa dopo averla progettata e disegnata più e più volte sul foglio bianco allora capisco che va fatta, che deve essere realizzata. Fosse anche l’ultima cosa che faccio!  Ho capito nel tempo che non fare nulla stanca più dell’essere laboriosi. Anche per questo motivo spesso progetto e creo opere partecipate… davvero non voglio far stancare nessuno.

Sto iniziando alcune collaborazioni con diversi artisti che stimo e credo proprio che a breve, e spero spesso, sentirete parlare di noi. Per il momento però non voglio anticipare nulla, non mi piace parlare del futuro, mi limita possibili direzioni e la libertà anche di prendere svolte improvvise.  L’arte poi, a mio avviso, deve rimanere un mistero personale, un incantesimo tra te autore, l’opera e colui che osservandola o partecipando ne sente l’eco interiore. Quando sai troppo, quando hai già in tasca la soluzione ti perdi sempre la parte migliore.

Per finire vorremmo sapere la cosa più importante, dove possiamo vedere i tuoi lavori e in che modo puoi essere trovato nel magico mondo di internet. Lasciaci qualche contatto.
Dove vedere i miei lavori? Ma sono io il mio lavoro!  … (ride)

FOTO: SEBASTIANO LUCIANO

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