Joe Victor

Fuori piove. Di brutto. Tanto che Gabriele, cantante dei Joe Victor, ci scrive dal bel mezzo di un ingorgo: tarderà un pochino. Intanto, a goderci il tepore casalingo, c’è Valerio, chioma e seconda voce del gruppo, e un’altra figura, più in disparte: sarà Batman? il manager? O il tipo che fuma di X Files? Non lo sapremo mai.

Intanto arriva Gabriele, zuppo, e possiamo iniziare: neanche il tempo di iniziare e ci fa: “il pezzo dei McFly’s Got Time spacca!”. Non avendolo ancora sentito, mi fido del suo giudizio, anzi, cercateli in rete e fateci sapere. “Neanche il tempo di togliere la giacca che lo stavo già ascoltando, lo aspettavo, sono fan vero!”.

Facciamo ordine: i Joe Victor sono coloro che hanno imballato il Quirinetta il giorno del loro release party, ovvero il primo concerto dopo la stampa del disco d’esordio, “Blue Call Pink Riot”. Per chi fosse estraneo dei locali romani e delle loro cubature, il Quirinetta è un ex Cinema/Teatro al centro di Roma dalla capienza non proprio esile ma questi qui, nonstante fossero formalmente esordienti, lo hanno mandato SOLD OUT in pochissimo, lasciando per strada alcuni, consolati da una “serenata al contrario” fatta dall’interno all’esterno del locale. La domanda è questa: ma come avete fatto? Un esordio così, non l’avevo mai visto. Che ricordi avete di quella sera e che conseguenze ha avuto su di Voi e sulla vostra musica?

Valerio: A me è preso un colpo, mi ricordo quando siamo saliti sul palco, il momento in cui hanno illuminato il pubblico, erano una marea!

Gabriele: retrospettivamente credo che, in un anno di piccoli live martellanti, abbiamo dato un’alternativa alle serate romane fatte di discoteche o concerti più o meno “intellettuali”. Per come la vediamo noi, un concerto che è anche una festa. Questa, diciamo, è la risposta più razionale; per il resto rimango lo stesso sorpreso di tanto amore.

Ecco, FESTA: con questo termine Valerio aveva definito un vostro concerto tipo. L’occasione, un mesetto fa, era il concerto che avete fatto al Lanificio insieme agli AUTOREVERSE. Anche lì, SOLD OUT, fila su Via di Pietralata e addirittura unplugged riparatorio due giorni dopo, per gli esclusi. Ora la domanda sorge spontanea: oltre a dover avvisare la prefettura e le forze dell’ordine, cosa fate prima di un concerto? O meglio come vi preparate al live, dall’ultima prova alla sigaretta prima di salire sul palco?

G: Birre, vodka, sigarette e preghiere. Inoltre, prima di suonare faccio sempre pipì.

V: Fare pipì prima di suonare è importante!

G: Birre per Vale, per me vodka, sigarette winston blu sempre; preghiere al dio del soul e delle belle serate.

Joe Victor: al posto di chiedervi l’origine del nome (cosa che vi hanno chiesto nel 76% delle interviste fatte sin’ora, ho controllato) vi propongo di riportarci tutti ai tempi della scuola, al giorno del compito in classe di scienze, l’unico con le domande a risposta multipla, apparentemente facile ma insidioso e bastardo dentro. Immaginate di essere la Prof e di dover proporre una domanda “Perchè i Joe Victor si chiamano Joe Victor?”. Mi raccomando: le risposte devono essere rigorosamente UNA corretta, UNA plausibile, UNA palesemente errate. Pronti? Via!

V: Cine cinesino plin plin plin. E penso di parlare a nome di tutti qui.

G: a) joe victor esploratore dei segreti delle piramidi
b) joe victor prete ortodosso scappato alle hawaii perché era una spia. Prima si chiamava felix.
c) joe victor amante di professione.

La soluzione a pagina 47, come nella Settimana Enigmistica?

G: la risposta è un po’ tutte, ma quella di Valerio non era male.

Parliamo di Blue Call Pink Riot: sbaglio o è stata lunghetta la lavorazione? Raccontateci la sua Genesi.

G: complessivamente l’abbiamo costruito in un anno. Alcune canzoni c’erano da qualche anno, altre le abbiamo scritte a ridosso delle registrazioni. Le abbiamo suonate e risuonate in sala ma sopratutto durante i live, diciamo che le serate erano la sala prove.

Perchè questo titolo?

G: Perchè rappresenta le serate, in modo astratto si può dire. Evocativo. Il blu chiama alla rivoluzione rosa. Il sound è stato un prodotto delle serate, il prossimo lavoro probabilmente sarà ancora più fedele a quelle atmosfere.

Anche l’artwork ha un suo potere in tal senso. Chi se n’è occupato?

V: Un po’ tutti insieme, Gabri ha dipinto il quadro e Antonini penso abbia chiuso il booklet.

G: non mi è mai piaciuto dirlo, non so perché ma mi piace che alcune cose non abbiano sempre una spiegazione: il blu sono i ragazzi e chiamano alla rivoluzione il rosa; le ragazze, è anche una rappresentazione erotica diciamo. Un orgasmo. Anche dal punto di vista ironico. L’artwork l’ho fatto io e infatti non l’ho messo neanche nei credits ed è una rappresentazione del titolo, dietro il foglio del disegno c’è una poesia in merito.

V: risposta più esaustiva in effetti.

Prima di chiedervi cosa state ascoltando e quindi ipotizzare che sapori avrà il vostro prossimo disco, vi chiedo cosa NON ci sarà MAI in un disco dei Joe Victor? E perchè?

V: io non sono in grado di escludere una scelta a priori: sia per quanto riguarda l’estetica che per il sound.

G: ora ascolto perfidia di xavier cugat ma joe victor non sarà mai hip hop.

V: Posso affermare con sicurezza che 10 minuti di assolo con la chitarra elettrica dietro la schiena non ve li faccio.

G: io forse, se imparerò a suonare.

V: Anche se lo vorreste tutti lo so.

Nei viaggi del tour cosa ascoltate?

G: ascoltiamo quello che ascolta il fonico, detiene il 60-70% dei passaggi radiofonici (come Linus, non quello dei Peanuts. L’altro. ndr).

All’orizzonte si parla di edizione in vinile di BCPR, ma anche tanti altri concerti, tra cui il Monk il 6 Maggio, ma anche un festival di cortometraggi in qualità di giurati: che anno sarà per i Joe Victor?

G: sarà un anno in macchina, fatto di tante date fuori, in italia e in europa. E poi un anno a preparare belle cose nuove!

Chi sono le persone che Vi ispirano, modelli che consultate, leggete o ascoltate?

G: non abbiamo mentori purtroppo, siamo più nella categoria “barca di pirati”: ci si consulta a vicenda, ci si crede tanto e ci buttiamo. Siamo dei tuffatori. Anche artisticamete stiamiamo talmente tanti lavori, che delimitare un recinto per lasciare fuori tante cose è impossibile: ci piace dal rock and roll, alla musica calypso di trinidad, dal qwaali pakistano ai dead can dance, alla musica pop anni 80, tipo wham o culture club, a nilla pizzi, suoniamo quello che ci piace facendo una ricerca per conoscere quello che sará il nostro sound.

A propostito di sound, nel valzer delle etichette, ve ne hanno affibbiato di diversissime; una balza subito all’occhio: che diavolo è lo swamp-rock?

Non credo che siamo swamp rock, perchè credo che sia una connotazione di genere che sottoindenda l’appartenenza spirituale al sud degli stati uniti bianchi, almeno per quello che ho letto, e non sono mai stato in quelle zone purtroppo perchè mi piacerebbe. Ci hanno dato quell’etichetta, che non disprezziamo intendiamoci, sulla base di pezzi come “school bus”, e sulla mia voce molto simile al cantante dei ccr. Ma credo sia sbagliata anche perchè nel sottofondo di “school bus” per tutto il brano risuona “oh death” di charlie patton, blues nero, e non swamp. Anche se si ascoltano brani minori del disco come “thank you john” e “oh wap” si capisce che non abbiamo solo un luogo musicale.

Colgo l’occasione e mi tolgo una curiosità: con le 12 tracce di “Blue Call Pink Riot” vi muovete in lungo e largo nel vostro sound variegato, offrendo anche un assaggio di tutti gli ascolti che vi piacciono e dei suoni che vi incuriosiscono e ispirano. Ma l’ultimo brano è quello che mi ha steso definitivamente: “Oh Wap (Electric Life Reprise)”, che origine ha questa versione così storta?

G: “Oh wap” è la prima versione di “Electric life” fatta nel 2010 con garage band a casa. Faceva parte di un progetto che stavo facendo di low fi casalingo folk elettronico che non ha avuto seguito, ci sono altri brani così.

Intanto ha smesso di piovere e i Joe Victor possono tranquillamente salire sul palco. Li ringraziamo tantissimo per il loro tempo e la loro disponibilità.

Ah, poi ho sentito il gruppo che diceva Gabriele in apertura, i McFly’s Got Time: il cantante dei Joe Victor aveva proprio ragione. Googolare per credere.

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By martinadabbondanza in Interviste



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