Kalulu

Ciao Kalulu, come state? Che ci raccontate di bello?
Ciao, qui tutto bene! Kalulu piace a sempre più consumatori e sempre più aziende locali riescono a proporre i loro prodotti tramite la nostra piattaforma: meglio non potrebbe andare!

Siamo rimasti molto colpiti dal vostro progetto che rende finalmente possibile mangiare sano in città. Ce ne parlate? E come mai il nome “Kalulu”?
Volentieri! L’idea alla base di Kalulu è di usare la tecnologia per riportare la filiera del cibo ad una dimensione sostenibile: le piccole aziende familiari generano la maggior parte della produzione mondiale e noi vogliamo rimettere il grande pubblico in contatto con la produzione del proprio territorio, senza intermediari. Come facciamo? Abbiamo creato un algoritmo in grado di creare dei “gruppi di acquisto dinamici” per le offerte dei nostri produttori. In questo modo riusciamo a rendere economicamente (ed ambientalmente) sostenibile la consegna di prodotti locali freschi direttamente nei quartieri. “Kalulu” invece è il nome di un coniglio protagonista di alcune leggende africane.

Da chi è nata questa idea e quali sono gli obiettivi che Kalulu propone al consumatore?
L’idea nasce da una puntata di Report dal titolo “buon appetito”: nella grande distribuzione, solo il 20% di quello che paghiamo va al produttore. L’80% del prezzo finale se ne va tra intermediazione e costi (sopratutto legati all’utilizzo di energia e combustibili fossili). In Italia i pomodori crescono praticamente ovunque, ma un pomodoro acquistato al supermercato percorre in media 350km: è questo il paradosso della filiera lunga.
Kalulu permette a tutti di accedere facilmente alla produzione locale. Raggruppando gli utenti che ordinano, consentiamo al produttore di consegnare direttamente a più persone in un unico appuntamento, minimizzando gli spostamenti di entrambi. Per i nostri utenti questo significa poter acquistare prodotti freschi di giornata e di grande qualità, sostenendo le piccole aziende locali – ritirando sotto casa senza costi di spedizione o trasporto.
Tutti i nostri utenti raggiungono anche un altro obiettivo: minimizzare l’impatto ambientale dei propri consumi. La filiera del cibo è responsabile di oltre un terzo del totale dei gas serra prodotti nei paesi occidentali. Ma se cominciassimo a consumare prodotti di provenienza locale, potremmo abbattere le emissioni di gas serra causate dal cibo che mangiamo. Il nostro modello di “km minimo” consente un abbattimento nelle emissioni dovute al trasporto di oltre il 90% rispetto alla filiera tradizionale.

Grazie a Kalulu il cliente è direttamente coinvolto con un click nell’organizzazione della filiera. Quanto stanno diventando importanti i social network da questo punto di vista?
Abbiamo disegnato Kalulu come una piattaforma aperta, dove le decisioni degli utenti definiscono come è strutturato il servizio. Tutti i punti di consegna sono stati proposti (e votati) dagli utenti; molti dei produttori che ora fanno parte della piattaforma sono stati segnalati dagli utenti stessi.
Le persone si incontrano su kalulu per fare qualcosa insieme nel mondo reale: acquistare del cibo direttamente dal produttore. E’ proprio per la natura “sociale” della nostra iniziativa che abbiamo trovato nei social un canale preferenziale per incontrarci con gli utenti. Per molti di loro i social sono lo strumento di comunicazione preferito e noi cerchiamo di essere sempre presenti; per molti altri i social sono uno strumento semplice per condividere kalulu con amici e vicini. Questo passaparola è stato il primo grande riconoscimento per le nostre fatiche: è li che abbiamo capito che i nostri utenti credevano in quello che stavamo facendo.

Nel frigo di noi italiani quali sono gli alimenti che assolutamente non dovrebbero mancare?
E’ stata definita dieta “climatariana” un regime alimentare il cui scopo principale è quello di diminuire l’impatto ambientale delle attività della filiera sull’ambiente. In realtà non si tratta di una dieta vera e propria, perchè si può mangiare di tutto: semplicemente, mangiare climatariano significa preferire i cibi locali e prodotti in maniera sostenibile per minimizzare il costo ambientale della nostra alimentazione. E’ un regime sano per chi lo pratica, perchè quando i prodotti sono genuini e freschissimi si ha il massimo delle proprietà nutritive. Ma è anche sano per l’ambiente: consumare locale significa preservare il proprio territorio mentre si abbatte il consumo di risorse non rinnovabili e la produzione dei gas serra. Insomma, per rispondere alla tua domanda: non fate mancare nel vostro frigorifero i cibi con una storia “pulita” alle spalle: fanno bene a chi la mangia, ma se tutti li mangiano fanno bene all’intero pianeta!

Avete come progetto futuro quello di espandere ulteriormente Kalulu?
Certo, lo stiamo già facendo! Stiamo per iniziare a consegnare in diverse nuove città, ma contiamo di riuscire ad “esportare” il nostro modello di logistica decentralizzata per raggiungere un pubblico internazionale. Da quando abbiamo iniziato, gli utenti di kalulu hanno contribuito ad un abbattimento di emissioni di gas serra nell’ordine delle centinaia di tonnellate. Il nostro obiettivo è far sì che questo numero diventi sempre più grande: insieme possiamo fare tanto!

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By martinadabbondanza in Interviste



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