Lorenzo Corvino, il regista di WAX

Ciao Lorenzo! Subito, chi sei e cosa hai fatto per meritarti un’intervista di LeCool…
Mi chiamo Lorenzo, ho 36 anni e ho fatto un film partendo dalla sola forza di volontà.

C’eravamo anche noi, a Roma, all’anteprima e conferenza stampa del tuo film: emozionato, per non scordarti niente ti eri preparato un… appuntino di 50 pagine, stampate fronte/retro. Ma il tempo e il moderatore premevano e non hai potuto dire tutto ciò che avresti voluto. Dai, allora, raccontaci qualcosa che è rimasto fra quei fogli e che quindi solo noi avremo il privilegio di sapere…
Ad esempio vi posso dire che Rutger Hauer, che nel film interpreta un avvocato di 70 anni, consegna una pendrive al giornalista, Andrea Sartoretti, un giovane avanti nei trenta che dal canto suo prende appunti su un taccuino. Che vuol dire? Che l’inversione, dove un uomo anziano usa uno strumento digitale e il giovane usa uno strumento analogico, è una sorta di metafora del tentativo di riconciliazione generazionale, considerato che il film mette in scena, seppure sullo sfondo, una sorta di guerra civile tra generazioni.

I nostri lettori sono tutti giovani, fra loro ci sono sicuramente tanti “Sacrificabili”, ragazzi incazzati senza certezze, come i protagonisti del tuo film. Che consiglio ti senti di dare loro?
La storia che la crisi economica dei nostri tempi sia qualcosa che ci sta portando alla rovina, motivo per cui dobbiamo sgomitare per arraffare quel che resta prima della fine del mondo, è una grande bufala per metterci tutti gli uni contro gli altri. Invece, oggi più che mai, serve collaborazione tra i talenti. È così che ho potuto fare un film, mettendo su una start up e coinvolgendo tanti giovani professionisti che hanno creduto in questa idea di principio.

In particolare, che dritta daresti a chi di loro volesse affrontare l’affascinante ma spinoso mestiere di regista?
Il bagaglio culturale di un regista viene prima della conoscenza tecnica, quella la si fa sul campo, ma prima di tutto bisogna avere passione e curiosità, perché ogni cosa ha il diritto di essere raccontata, la differenza la fa il punto di vista che la sensibilità di un regista ha sviluppato negli anni della formazione culturale.

E tu, Lorenzo, ti senti ancora uno dei Sacrificabili o ti vedi già come neoregista con buone possibilità di realizzazione?
Non sono io che mi traghetto da una etichetta a un’altra, altrimenti vuol dire che mi sto pascendo di un vittimismo come se fosse un gioco. Se sono ancora un sacrificabile o se sono diventato qualcos’altro lo potrò capire solo al prossimo livello di difficoltà che la vita mi parerà davanti.

Smartphone, Gopro… come ti è venuto in mente di esordire con una tecnica così complicata?
Perché durante i sopralluoghi effettuati per la preparazione dello spot vero, che sta alla base della storia di WAX, per discrezione ho utilizzato – eravamo nel principato di Monaco – il mio smartphone per prendere appunti…

Nel tuo film c’è tutto, sentimenti, spettacolarità e humour, questo grazie anche ai tre splendidi protagonisti. Presentaceli e raccontaci la cosa più rocambolesca che vi è successa dietro le quinte…
In realtà, grazie a un lavoro sopraffino della casting director, siamo riusciti a creare già in fase di preparazione una forte alchimia, tanto che la fase delle riprese è stato un momento vulcanico di liberazione delle buone energie che i ragazzi avevano accumulato. A dimostrazione di tutto questo c’è stata una volta in cui Gwendolyn per ben tre volte consecutive in altrettanti tre ciak, durante la scena in aeroporto, si presentava agli altri due protagonisti, pronunciando il proprio nome di battesimo e non quello del personaggio “Joelle”, tanto erano diventati amici sul set e tale era la compenetrazione tra vita reale e personaggio. Sembrava una gag preparata e invece era veramente frutto del completo affiatamento che avvolge il cast. Dario rappresenta l’ingenuità e il candore, Livio il cinismo e la rabbia colma di frustrazione, Joelle il senso di colpa e allo stesso tempo il collante tra i due come una sorta di sintesi tra tesi e antitesi.

Un film di esordi: regia e sceneggiatura, interpreti, musica, fotografia… per tutti la prima volta. Che tradizionalmente vuol dire paure, tensioni e ansie da prestazione. Come avete superato tutto ciò?
Sì è vero, girare un film con tanti esordi non sempre è sinonimo di freschezza, ci sono tanti rischi. In questo senso figure più esperienziate qua e là sono state coinvolte, come ad esempio l’aiuto regista che a dispetto dell’età, un ragazzo che si può pienamente identificare con quelli raccontati nelle vicende del film, ha tanta esperienza e ha accettato perché sapeva che si sarebbe divertito con noi.

Tutti esordienti, sì, ma avete avuto anche due Guest Stars di un certo calibro…
Esattamente 4 guest star, due italiane e due internazionali. Andrea Sartoretti ha già lavorato con me su uno dei miei primi cortometraggi, Andrea Renzi ha proprio le fisique du role per il personaggio ambiguo che interpreta. Jean-Marc Barr, all’epoca stava girando Nymphomaniac di Von Trier e durante una pausa da quel set è venuto per tre giorni a girare il nostro film, in questo caso abbiamo dovuto fare i salti mortali, perché abbiamo girato in 3 giorni i 17 minuti di film che lo riguardano, ma ha accettato perché gli piaceva il ruolo bizzarro e folle che gli avevamo cucito addosso. Infine Rutger Hauer, un corteggiamento durato 6 mesi, poiché abbiamo incontrato le resistenze del suo agente internazionale che sosteneva non essere il caso di scomodare Rutger Hauer per un regista esordiente italiano a maggior ragione che si tratta di un cameo, l’ultimo cameo di Rutger è stato nel 2007 per Batman Begins di Christoper Nolan. Ma alla fine anche lui è stato convinto dallo stile di regia, dal linguaggio nuovo adottato.

Lo slogan del film è “L’amicizia come un viaggio. Il riscatto come meta.” Una parola, riscatto, che torna nel nome della vostra casa di produzione indipendente “Vengeance”…
Sì, il tema del riscatto a ben pensarci è uno dei temi trasversali che ogni storia contiene, ci piaceva che la società avesse un nome epico e trasversale, programmatico, non solo per una generazione di professionisti, ma anche per una generazione di personaggi che attraverso essa ci piacerebbe raccontare nelle nostre storie. In questo caso assistiamo a una situazione ribaltata rispetto all’italiano che abbonda di sinonimi. Qui è la volta della lingua inglese: al concetto di vendetta passionale, ritorsiva, si affianca e si sostituisce quello di vendetta con finalità di risarcimento della propria dignità rubata, riscatto appunto.

A noi di LeCool il tuo film è piaciuto molto, e come tutti i fan che si rispettino siamo già in attesa… A quando il prossimo?
Il prossimo è stato scritto, sono alla seconda stesura del trattamento, e a breve vorrei iniziare la terza stesura per cui ho già preso una serie di appunti, anche alla luce delle osservazioni rivoltemi dai miei più fidati collaboratori. Diciamo solo che questa nuova storia si inscrive nello stesso universo in cui letteralmente naviga WAX…

Molte grazie, Lorenzo. Ti facciamo ancora i nostri complimenti, in bocca al lupo a tutti voi e a presto!
Patrizia Tagliamonte

 

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