Momusso

Acquilaggio, Amorancora, Illustronauta, Malincospazio, Scalalena, e la mia preferita: Ricuplanare. Sono solo alcune delle parole inedite illustrate da Momusso, nome d’arte di Martina Lorusso. Un’artista in bilico tra disegno e grafica, capace di farti cogliere l’essenziale attraverso illustrazioni, fotografie, e il suo Dizionario Sentimentale.

Ciao Martina, intanto identifica Momusso!
Per arrivare dove si vuole è importante ricordarsi da dove si viene.
Metà veneta e metà pugliese di famiglia, sono nata a Roma.
Posso raccontarvi dei canti estivi delle cicale, dei colori dei campi gialli, dell’odore di pasta al forno, delle ginocchia sbucciate e mai una lacrima versata. Vivevo in campagna, a Sismano, un piccolissimo e splendido borgo dell’Umbria. Lì imparai a conoscere la fantasia e ad amare le finestre.
“Fortunatamente” ho alimentato bene le mie dolci malinconie. Esse sono diventate il mio motore. Avevo un’altalena tutta mia sotto casa, ci passavo le ore aggrappata a quei fili. Arrivare sempre più in alto a toccare il cielo con i piedi, a far finta che quel castello medievale fosse la mia dimora. Imparai a dire addio in un giorno di settembre quando ci trasferimmo da Sismano a Terni.
Lì, poco dopo, dissi addio troppo presto a Francesca. Una delle meravigliose anime che popolavano la mia infanzia. Lei rispondeva a molte delle mie domande curiose quand’ero piccola.

Ho fatto mille traslochi e quelli recenti sono stati fatti per cercare quella parte di me che forse non troverò mai. Eterna insoddisfatta, mi pizzicano i piedi se faccio passare troppo tempo da una valigia all’altra.
Terni mi ha insegnato il ritorno. Si ha la splendida sensazione che si chiuda un cerchio tornando a casa.
Poi Verona. Ho faticato tanto il primo anno, cercando di non cadere, di non mollare quel percorso. La mia prima scelta dettata da una passione ancora giovane per la grafica. Lei mi fece conoscere l’amore, la solitudine e l’amicizia.
Ne sono uscita vincitrice, per la mia tigna firmata.
Per ultima (ma non sarà l’ultima) Milano.
Questo è il risultato di quello che sono ora, diversa da quella che sarò domani e da quella che ero ieri.

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Che ne dici di raccontarci “il tuo inizio”? Come avviene che una ragazza che “non sa assolutamente disegnare” si avvicini al disegno e alla grafica?Posso affermare con certezza che Momusso mi salva spesso. Lo fa da 5 anni. È la parte di me a cui voglio davvero un gran bene. Ci sono dei “periodi ombra”, li abbiamo tutti. C’è chi si ostina a ignorarli, chi ci convive da sempre, chi tenta di superarli a modo suo. Io mi sento appartenente alle ultime due categorie.

Momusso nasce a Verona, mentre ero intenta a sconfiggere le mie ombre. Questa battaglia durò due anni, quando poi alla fine capii che non c’era nulla da combattere ma solo da conoscere e accettare. Ogni tanto tornano a farmi visita, ma la chiamo “visita di cortesia”. Non mi fanno più paura. Iniziai a disegnare queste ombre quando finì una storia. Forse non sono poi così brava con gli adii. Sono convinta che ci siano delle persone destinate a segnarci in maniera profonda. Con loro si stringe un legame che va al di là del tempo e della distanza. Lo amai molto.
La mia “cura” da 4 anni è anche lavoro. Dicono che non ci si debba innamorare del proprio lavoro. Ecco non ho mai ascoltato i buoni consigli, ho sempre preferito sbattere la testa. Io non so affatto disegnare, non ho le basi, non ho la bravura, ho solo qualcosa da dire. Credo che ad alcune persone sia arrivato. E se non arriva, non importa. Continuerò a farlo.

L’illustrazione e la grafica nascono dal desiderio e dalla mancanza di amore. Se ci pensiamo bene, tutte le nostre scelte vengono dettate da questi due sentimenti.

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Una volta iniziato è stato facile trovare la tua strada? chi o cosa ti ha dato la giusta ispirazione e la maggiore spinta che ti hanno permesso di arrivare fin dove sei ora?
L’amore non è facile e per questo anche trovare la strada non lo è. La intrapresi non molto convinta, quasi impaurita. Non sapevo cosa dire. Non mi conoscevo ancora. Lo capii quando dovetti affrontare la mia scelta da sola. Quando nel “buoi della mia camerata” eravamo io e loro. Dietro quella porta il mondo.
Mio padre è la base di tutto. Sin da piccola ha alimentato la mia parte fantastica con libri e arte. Parlare con lui mi fa venire in mente 1000 mila idee diverse. Il primo che ha creduto in me.
Conobbi Carlo Rambaldi, padre di E.T. quando avevo appena 5 anni. Rimasi incantata da quella persona, quasi non appartenente a questo mondo. Era un sognatore, una “mente onirica”. Casa è sempre stata un ritrovo di personaggi fantastici. Ho avuto il piacere di vivere qualche settimana con Nini Malas, moglie del fotografo Ugo Mulas, nella città di Todi. Era irriverente e brillante. Lei mi insegnò ad andare all’origine delle cose per capirle e farle mie per sempre. Mi insegnò ad andare oltre, a essere curiosa. Sono stata abituata a cavarmela da sola, l’ho sempre voluto. Sono quasi dipendente dall’entusiasmo che mi provoca la vista delle cose raggiunta la vetta della montagna.

Come nasce il Vocabolario Sentimentale?
Dall’esigenza di farmi capire, di comunicare e di riuscire ad entrare in empatia con l’altra persona. Essere capiti e sentirsi capiti è quasi magia. È questione di innumerevoli fattori: la distanza fisica, lo sguardo, gli odori, il bagaglio d’esperienza, la maturità sentimentale. Ad agosto mi riuscì impossibile comunicare con una persona, per mancanza di tutti questi fattori. Era come se avessi subito un’ingiustizia. Dall’esigenza nasce l’invenzione. Bruno Munari ha influenzato particolarmente il mio progetto. Il suo approccio agli oggetti quotidiani, alla loro funzione ribaltata e reinventata. Alle sue tecniche geniali per alimentare fantasia e creatività. Durante la giornata proviamo una vastissima gamma di sentimenti. Il più delle volte siamo distratti dal lavoro, dalla spesa, dalla confusione, dal telefono. Lo sono anche io. Mi imposi mesi fa di fare un’esercizio quotidiano, appena sveglia: analizzare per tutto i giorno le cose che provo nel momento che compio una determinata azione. Sospirare guardare fuori dalla finestra, essere in coda alle poste, sentire la mancanza speciale di qualcuno o sentirsi disorientati. Sono solo alcuni dei “sentimenti” base che ho analizzato e provato. Ho capito che ci sono delle sfumature che derivano da essi che non hanno un nome, perché ancora troppo nuove o ancora non condivise perché specifiche (speciali). Ho scoperto che in realtà non le provavo solo io. Da qui l’empatia ha preso il sopravvento e sono alla ricerca di sentimenti degli altri, per capire i miei e per dargli un nome. Un nome e una forma dati ai sentimenti per non averne paura, per diventare “maturi” a livello sentimentale. Di questi tempi è diventato normale non esserlo.

Nelle tue illustrazioni e nelle parole che utilizzi spesso ricorre il tema dello spazio. È una realtà che ti appassiona e dalla quale ti lasci ispirare?Lo spazio è il “vuoto perfetto” che si trova tra i corpi celesti. Un “non luogo” se ci pensiamo, perché non finito. Non c’è suono, non c’è ossigeno, non c’è gravità. Mi sono sentita così, quando stavo male. Il nulla quasi mi conforta. Mi da la sensazione che tutto sia ancora da scoprire. Che tutto quello che conosciamo non è come lo vediamo. Che tutto muta in continuazione. Questo mi da la spinta nel cercare, ancora non ho capito cosa ma lo faccio ogni giorno. “Niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale.”

Hai collaborato per diversi artisti ed eventi. Quali sono quelli che secondo te hanno rappresentato per te una crescita sia personale che professionale? Sono felice di tutti i lavori che ho scelto di intraprendere. Ognuno di essi mi ha dato la possibilità di migliorare, di fare esperienza, di superare ogni tipo di limite che credevo di possedere, di conoscere persone dall’anima rara. Ho curato la grafica di un piccolo ma glorioso festival umbro “ArtFall” nell’edizione del 2016. Amo le piccole realtà che con determinazione, sacrificio e coraggio cercano di crescere sempre di più. Ho avuto il piacere di ideare le grafiche del merchandising di Niccolò Fabi dell’album “Una somma di piccole cose”. Una delle sensazioni più emozionanti provate sino ad ora. In questi mesi mi è stata affidata la veste grafica di uno dei più grandi festival italiani “I-DAYS 2017” che a giugno ospiterà uno dei miei gruppi preferiti (si, lo dico) i Radiohead. Queste sensazioni sono molto forti, difficili da spiegare. Questo mi rende felice. Spero di avere la possibilità di poterlo essere sempre nelle cose che faccio, nelle cose in cui credo. In tutti i miei progetti futuri.

Nei tuoi lavori c’è una dimensione onirica preponderante. E’ fondamentale per te? in che parte scegli di inserirla in ciò che fai?Mi piace molto leggere.Divoro ogni tipo di saggio. Quelli che mi appassionano fortemente sono quelli che affrontano tematiche psicologiche. Ho una fissazione per le cose che non si vedono. Così 5 anni fa iniziai ad avere i primi sogni lucidi. I sogni lucidi avvengono quando nel sogno sei cosciente di star sognando e decidi di fare cose, vivere situazioni e riuscirle a vedere nitidamente. Quindi si, è fondamentale. Alimento la mia parte onirica per dare spazio alla mia immaginazione e per compiere viaggi alla conoscenza di me stessa. I sogni sono sostanza di qualsiasi cosa io decida di disegnare o creare. C’è sempre una parte di me che attinge a quel mondo. Posso affermare con certezza che ormai i sogni hanno cambiato la percezione che ho di me stessa, delle cose che mi circondano e il modo che ho di percepire le cose durante la veglia.

Qualche spoiler sui progetti futuri di Momusso?Ben presto uno dei miei progetti diventerà reale e lo si potrà toccare con mano. Il bello è che è un progetto che coinvolge una marea di persone. E continua a farlo in maniera spontanea. Sono custode di sentimenti che ben presto spero possano trovare realtà.

Lasciaci i tuoi contatti per seguire il tuo lavoro.
Momusso su Instagram e Facebook

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By martinadabbondanza in Interviste