QU.ALE

Ciao Alessandra, come va? Che ci racconti di bello?
Ciao lecoolers! Ho ritrovato un pezzetto di gomma-pane in una scatola. Sono persa nella magia di questo materiale. In effetti, ho le mani e la mente un po’occupate in questo momento: lo metto da parte.

Entriamo subito nel vivo dell’intervista: cos’è QU.ALE? Come e quando è nato? Raccontaci la sua storia!
QU.ALE è la mia persona, liquefatta. Intendiamoci, niente di sacrale, o sacrilego. Ma QU.ALE è esattamente la mia essenza: il mio gusto, le mie idee, i miei valori… E’ un progetto (The Wine Democracy) e un vino (Rosso Salento IGP) che ho deciso di produrre per dire la mia in questo settore, fatto di regole non scritte ma inespugnabili, di codici rigidi, di bon ton… Invece QU.ALE, quindi la filosofia della Wine Democracy, esplicitata in un “Manifesto” quasi fosse un movimento politico di protesta, pensa che il vino buono debba essere alla portata di tutti, e che tutti dovrebbero anche mettersi un po’ in gioco. Come? Beh ho detto tutti, quindi sia un produttore “ereditiero” come me, entrando nel mercato, che un giovane acquirente entrando in un negozio di vini: producendo ed acquistando consapevolmente una bottiglia. E’ possibile infatti, in questa singola azione, fare del bene a se stessi, all’ambiente, e alle altre persone attorno a noi. Ecco perché QU.ALE si presenta con un gusto al palato molto beverino e uno stile “overall” molto fresco: una grande etichetta bianca con uno stencil verticale (quindi uno stile molto giovanile e approcciabile). E delle prerogative: selezionare materiali quanto più possibile eco-compatibili per il suo packaging e donare il 5% del fatturato per ogni bottiglia ad associazioni no profit che operano per il bene della collettività. E’ nato esattamente due anni fa, io mi ero trasferita da poco al Sud Italia per dare una mano a mio padre nelle nostre cantine (all’epoca nate da poco, nel 2005) ma appena ho avuto occasione ho dato vita al mio progetto, prodotto nella nostra più grande cantina salentina, Tenute Eméra, con l’aiuto di mio padre e di tutto lo staff di cantina ma con un’identità tutta mia. Infatti, porta anche il mio nome!

E ora raccontaci la tua: come è nata la passione per il vino, quale è stato il tuo percorso…
Sono leccese di nascita, classe 89, ma da piccolissima sono stata trapiantata a Como: da un estremo all’altro dell’Italia, per iniziare. Mio padre prima di fare il vignaiolo lavorava in un centro di ricerche biofarmaceutico, che poi convertì in S.p.A. e ci portò tutti a Como. Su quel ramo del lago di Como…mi sono formata, ho i miei amici e sicuramente lì provo un familiare senso di “casa”. Ma da quel primo svezzamento ne arrivò presto un altro. Per le stesse ragioni, a 14 anni ci siamo spostati con tutta la famiglia negli States, esattamente nei sobborghi di Philadelphia, in Pennsylvania. Dopo un anno siamo rientrati ma io ormai avevo la febbre del globe-trotter. E così a 17 me ne sono andata a studiare in Andalusia, a 22 a Buenos Aires. Qualche volta i miei mi hanno dovuta riacchiappare perché il mondo è grande e io quasi quasi volevo conoscerlo tutto… Invece un senso, in fondo, di responsabilità, mi ha fatto sempre ritornare all’ovile. Così mi sono laureata con puntualità in Bocconi, al mio corso di Economia chiamato “taglio e cucito”, perché invece di occuparsi di Finanza e Studi Sociali ecco, abbiamo studiato anche Estetica, Giornalismo, insomma un approccio economico all’Arte e alla Cultura. Con una tesina sull’UNESCO ho poi avuto l’opportunità di andare a fare uno stage all’ufficio di Roma. Esperienza bellissima, la vita romana, e da lì sono nate tante opportunità, grazie alle persone che hanno creduto in me. Un mese in Sud America a seguire la mia tutor in dei viaggi di consulenza per una Banca Internazionale… che dire…ormai avevo capito: volevo salvare il mondo e portare pace ed equità in ogni angolo del globo!

Hai vissuto e studiato in varie parti d’Italia e del mondo, per poi approdare in Puglia. Una sorta di “richiamo” territoriale?
Il concetto è quello, in effetti. Dopo l’esperienza in Bolivia, faccia a faccia con la povertà vera, ho pensato che tutto iniziasse da quel posto lì. Per un mezzo caso poi, sono andata a dare un occhio a quello che stava combinando mio padre da quando eravamo tornati dagli Stati Uniti: 3 cantine di produzione di vino di qualità nel Sud…dell’Italia. Lì da dove venivamo noi. Fino ad allora quel vino lo avevo solo bevuto… e poi? Che vortice! Vi giuro, è come se avessi battuto la testa. Sono andata al Vinitaly, la più grande fiera di vino in Italia e non solo, ed ho avuto un colpo di fulmine. Ho desiderato subito di far parte del team: c’era così tanta bellezza già da raccogliere e moltissimo ancora da poter costruire! Inoltre volevo sinceramente dare una mano a mio padre, che per quanto ci avesse messo una passione e una progettualità da inchino, oltre ad enormi investimenti, aveva difficoltà a spogliarsi dei suoi abiti da scienziato, a lasciare la vita di Como, ed entrare nel vivo della faccenda. Ho creduto nel suo progetto e ho deciso di reinventarmi anche io, accanto a lui. In fondo, quel desiderio di cambiare il mondo, di elevare la cultura locale, di creare lavoro, giustizia, equità, bellezza….si poteva fare anche nella campagna salentina o nelle colline avellinesi, no? Pensavo sarebbe stato un periodo; sono passati oltre 4 anni e non me ne sono più andata. Il vino poi, mi piace molto, quando è buono. :-)

Milano, Roma, Taranto: per te che sei sempre in movimento, cosa ami e cosa odi di queste tre città?
Non odio ma amo solamente. Fortunatamente non porto rancore per nessuna città del mondo, amo le città, amo e sono fortemente affascinata dalla loro complessità urbanistica e sociale. Certo, a Milano ci sono un po’ di cafoni, a Roma qualche topo, a Taranto senti un senso di ingiustizia fortissimo nel vedere quel centro magnifico abbandonato al degrado. Ma a Milano sento la magia delle connessioni internazionali e del battito del mondo; a Roma continuo a restare incantata dalla antica perfezione, dalla genuinità del luogo, dalla luce pazzesca. A Taranto, a Lecce, le città in cui vivo qui in Puglia, sento il tempo che si ferma nelle strade polverose, profumate di mare, essenziali, concrete, candide. Colorate qua e là da un ramo di bouganville o un cactus, sapori di Grecia, fascino arabo…oltre alla magia della campagna, fresca, vera, compagna di vita.

Ho visto che avete già iniziato a donare del denaro alle varie associazioni coinvolte nel progetto QU.ALE. Una bella soddisfazione, immagino.
Esattamente. Al compimento dei due anni di età QU.ALE ha devoluto quasi 11.000, quindi il 5% del fatturato totale, alle 4 associazioni no profit che per prime hanno creduto in me, con cui siamo riusciti a rendere concreto questo progetto. Una splendida soddisfazione. Spero sia chiaro a questo punto che non si è trattato solo di un progetto ben studiato dal punto di vista del marketing, ma proprio di un esigenza vitale. Mi ribello alla cultura comune, che è stata anche la mia, prima di capire alcunché. Le aziende private non sono il male: sono il respiro vero e splendido dell’Italia lavoratrice. Le aziende familiari sono delle realtà incredibili, nella maggior parte dei casi, che avrebbero bisogno di molto più appoggio, da parte del governo, delle banche, e anche dell’opinione pubblica, che dovrebbe essere schierata compatta nel difenderne opportunità, diritti e doveri.

Dacci qualche coordinata: dove possiamo trovare informazioni sul tuo prodotto on line, e dove possiamo acquistarlo
On-line da noi non si può acquistare, ma basta andare sul sito qualevino.it e si trovano tutti i contatti per scrivere e richiedere listino, cataloghi, etc… abbiamo anche dei gadget fichissimi e spero di riuscire a mettere anche quelli presto in vendita.

Che progetti futuri hai per QU.ALE? E soprattutto, che sogni nel cassetto?
QU.ALE a settembre ripartirà con le attività coordinate con le vecchie e le nuove associazioni legate al progetto. Mi prenderò questo tempo per riflettere sui possibili sviluppi futuri del progetto, che vorrei crescesse in termini di numeri e di connessioni… Sarete i primi a conoscerne gli esiti, promesso! Intanto saremo questo sabato 9 alla annuale festa in spiaggia di AMKA ONLUS per aiutarli nella raccolta fondi: “Carrambla”, a Maccarese! Poi tanti piccoli e grandi festival estivi… QU.ALE è il vino ufficiale dei Festival salentini ControNatura e FuckNormality – avreste mai creduto di bere vino rosso freddo (ah perché suggeriamo di servirlo così, visto il suo gusto fruttato e fresco è ideale!) ad un festival di elettronica nella campagna salentina? Ebbene, qui tutto è possibile! Abbiamo sovvertito gli ordini! E vogliamo fare molto peggio! Cheers!

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By martinadabbondanza in Interviste



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