The Corner – Speakeasy

Luogo Bistrot
corner


Dove?
Viale Aventino, 121
Guarda la mappa
Quando

dal Lunedì alla Domenica - da mezzanotte alle 4

Quanto



Dove?
Viale Aventino, 121
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Quando?

dal Lunedì alla Domenica - da mezzanotte alle 4

How Much?

“Siete mai stati qui, o è la prima volta?”

Di solito quando ti dicono così, c’è qualcosa di strano all’orizzonte.
E più strano dell’insalata di mango che abbiamo mangiato poco fa al Thai, credo che questa sera ci possa riservare ben poco.
Matteo, così si chiama il ragazzo che ci chiede se siamo o meno nuovi del posto, è uno spilungone simpatico, impostato nei modi ma che ti mette subito a tuo agio. Scoprirò poi che è un ex dell’Angelo Mai, ed in effetti tra Angeli ci si trova sempre.
Ci nomina lo Speakeasy, e la mia è l’esatta faccia di uno che pensa sia un affettato sudtirolese con pochi grassi. Tu invece, dopo un attimo di dubbio, capisci tutto grazie ai riferimenti su altri locali che fa Matteo. Io continuo a guardarvi con l’espressione di uno che vuole assolutamente quello speck dietetico, quando Matteo ci invita a seguirlo.
Andiamo in un piccolo angolo-corridoio della sala, che si sviluppa intorno ai due lati del bancone a L. Alla fine dell’angolo c’è una porta con uno spioncino a finestra in verticale, di quelli che vedo sempre nei luoghi pubblici dei film americani. La porta si apre con un poco di sforzo, e dietro alla porta c’è un’altra porta ancora, che lì per lì non è proprio una porta porta, ma è più una parete con attaccato un telefono vecchio, di quelli con tastiera a ghiera e pesanti come uno speck non dietetico.
Spingi la parete, e quello che ti trovi dietro è il famoso Speakeasy.

Un po’ alla Camden, un po’ alla Berlin underground, ci accolgono, in un’atmosfera quasi sognante alla Woody dei tempi d’oro dei divanetti foderati con un velluto rosso quasi teatrale e pareti striate come colorate zebre a pois. Il codino biondo cenere di cui sopra ci chiede cosa vogliamo, e io, un po’ impacciata, con i capelli arruffati in una crocchia improvvisata e con i vestiti profumati del peggior olio thai, dico di proporci qualcosa di buono, qualcosa di: non troppo dolce, non troppo amaro, speziato ma non troppo piccante, diverso ma non troppo esotico. Vabbè, non troppo. E’ martedì.
Ed ecco che l’amico dalla chioma californiana arriva con due calici pieni e i miei occhi si illuminano come quando da piccola zio mi portava al lunapark e mi comprava lo zucchero filato rosa (quello bianco era da sfigati).
Tra chiacchiere sognati e chiacchiere terrestri, la mia attenzione ad un certo punto viene felicemente catturata da una porta che lascia intravedere della fauna niente male: usciamo, ed è là che si scopre uno di quei quasi-privé ficchi ficchi dove non mi ci avrebbero mai infilato, se non per un assurdo caso fortuito. Ecco che comincio a partorire l’idea che Jep Gambardella e la sua Grande Bellezza sta tutta lì, dentro (e fuori) ad un semplice Speakeasy. Mi innamoro follemente dell’idea di poter vivere in un Corner sull’Aventino.

Jacopo Spaziani e Jessica Vengust

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